Forza nuova
Vecchie merde (Lungarno, Pisa)
Sempre e comunque contro chiunque
Fascisti infami
Comunisti insete (Muro, Pisa)
Dove sei stato in tutti questi anni?
Sono andato a letto presto. (Deposito bagagli della Torre, Pisa)
Luisella ti amo oggi (Lungarno, Pisa).
Gazzella o leone… un giorno finirai…. cosa corri?
Prodi = frodi (Lungotevere presso Porta Portese, Roma)
Berlusconi mafioso (Furgone presso piazza Bocca della Verità, Roma)
Elena e Moira sono state qui… (fermata dell’autobus, Tivoli)
Qui ho conosciuto la persona + importante della mia vita!!! (Ingresso al Parco Archeologico, Tivoli)
Descending Minor Tetrachord
Il blog di Daniele Salvoldi
È straordinario Melody, migliaia di anni fa i popoli antichi, Egiziani, Romani, Maya, passeggiavano verso casa, proprio come noi, discutendo dove andare a cena o facendo solo chiacchiere: “Oh sai, mi sono comprato una grande casa sul Nilo con un soggiorno con vista sulla nuova piramide del faraone”, o “Il mio medico dice che le lingue di pavone fanno male al cuore”, o “Sono preoccupata: non riesco a mandare mio figlio a un asilo nido azteco davvero buono”, già, e che cavolo significa adesso? Zero, e loro credevano che fosse importante.
Il personaggio Boris in Basta che funzioni, W. Allen (2009)
giovedì 8 settembre 2011
Alcuni graffiti contemporanei
domenica 28 agosto 2011
Un florilegio di citazioni
Nulla dies sine linea
Plin. Nat. Hist.
Omnia habent tempus
L’exactitude est la politesse de rois
Louis XVIII
La bussola del diplomatico è il tatto
Benedetto XV
Un vero signore è lento nel parlare e rapido nell’agire
Confucio, I colloqui
Se hai bisogno di un lavoro sollecito e ben fatto dallo a chi ne ha già tanto. Chi è abituato a lavorare trova tempo per tutto, ma lo sfaticato non sa neppure dove cominciare
Pio XI
L’exactitude de citer, c’est un talent beaucoup plus rare que l’on pense
Bayle, Dictionnaire
È meglio accendere una candela che maledire il fuoco
Antica massima
Tutta la nostra scienza, in confronto con la realtà, è primitiva e infantile, e tuttavia è la cosa più preziosa che abbiamo
A. Einstein
Dove gioia perfetta è l’ignoranza, esser saggi è follia
T. Gray, poeta inglese del XVIII sec.
Omnia uincit amor, et nos cedamus amori
P. Vergilius Maro
Qualis artifex pereo
Nero Caesar
Il mio nome è Ozymandias, Re dei re, guarda la mia opera, o Possente, e disperati!
P.B. Shelley, poeta inglese
Pilato gli disse di nuovo:«Insomma, sei un re, tu?». Gesù rispose:«Tu dici che io sono re. Io sono nato e venuto nel mondo per essere testimone della verità. Chi appartiene alla verità ascolta la mia voce.» Pilato disse a Gesù:«Ma cos’è la verità»”
Gv 18, 37-8
Il centurione che stava di fronte alla croce […] disse:«Quest’uomo era davvero Figlio di Dio!»
Mc 15, 39
Una mente credula… trova il suo massimo piacere nel credere a cose strane, e quanto più strane sono tanto più le accetta; ma non prende mai in considerazione quelle che sono chiare e possibili, poiché cose del genere le può credere chiunque
S. Butler, Characters (1667-1669)
L’autenticità del vivere sta nella coscienza di morire
Heidegger
Tutto è vano, tutto è indifferente, tutto fu
F.W. Nietzsche
Beato l’uomo che non si illude, poiché non riceverà delusioni
A. Pope
Nessun indugio relativamente alla morte di un uomo è mai troppo lungo
Iuu. Sat. VI
L’uomo prudente prospera,
il moderato è lodato,
è aperta la tenda del silenzioso
è ampia la sede del contento.
Non parlare troppo:
sono affilati i coltelli contro chi esce di strada,
nessuno avanza speditamente se non a suo tempo.
Se siedi con una numerosa compagnia,
astieniti dal cibo che ami:
la rinuncia è un breve momento,
ma l’ingordo è disprezzato ed è mostrato al dito.
…
Non vantarti della tua forza in mezzo ai tuoi coetanei:
guardati dal fare opposizione:
non si conosce ciò che può avvenire
e che cosa fa dio quando punisce.
Dall’Insegnamento per Kaghemni
Antico Regno, 2500 c.ca a.C.
Nescire quid antequam natus sis acciderit, id est esse semper puerum
(Non sapere ciò che è accaduto prima della tua nascita, questo è rimanere sempre bambino).
M. Tullius Cicero, oratore, filosofo e uomo politico romano (106-43 a.C.)
Muore giovane colui che gli dei han caro
Detto greco
Tacere la verità è seppellire l’oro
Detto greco
Nulla è sufficiente a chi giudica poco il sufficiente
Detto greco
Urbani, seruate uxores: moechus caluum addicumus.
(Civili, state attenti alle mogli: vi portiamo il rubacuori pelato).
Dal Carmen triumphale per Cesare
Fabrum esse suae quemque fortunae
(Ciascuno è artefice della propria sorte).
A. Claudius Caecus, uomo politico e scrittore romano arcaico (IV sec. a.C.)
Graecia capta ferum uictorem cepit et artes intulit agresti Latio
(La Grecia conquistata [militarmente] conquistò a sua volta [culturalmente] l’ancor rozzo vincitore e introdusse nell’agreste Lazio le arti).
Q. Horatius Flaccus, poeta romano (65-8 a.C.)
Amicus certus in re incerta cernitur
(Il vero amico si riconosce nei momenti difficili).
Qui ipse sibi sapiens prodesse non quit, nequiquam sapit
(Il sapiente che non è in grado di giovare a se stesso, inutilmente sa).
Quem metuunt acterunt; quem quisque odit perisse expetit
(Gli uomini odiano colui che temono; e ciascuno desidera la morte di colui che odia).
Q. Ennius, poeta teatrale e storico romano arcaico (239-169 a.C.)
Quod tibi deerit, a te ipso mutuare
(Ciò che ti mancherà, prendilo da te stesso).
Caeterum censeo Cartaginem delendam esse
(Infine penso che Cartagine vada distrutta).
M. Porcius Cato, scrittore e uomo politico romano (234-149 a.C.)
Viuas ut possis, quando nec quis ut uelis
(Vivi come puoi, visto che non puoi vivere come vorresti).
Edepol, senectus, si nil quicquam aliud uiti
Adportes tecum, cum aduenis, unum id sat est,
Quod diu uiuendo multa quae non uolt uidet»
(Ahimè, o vecchiaia, se anche tu non portassi con te, quando arrivi, nessun altro inconveniente, questo solo sarebbe già sufficiente, che vivendo a lungo, uno vede molte cose che non vorrebbe vedere).
Homo homini deus est, si suum officium sciat
(L’uomo è un dio per gli altri uomini, qualora conosca il proprio dovere).
Caecilius Statius, commediografo romano (?–168 a.C.)
Deve temere molti chi è temuto da molti
D. Laberius, mimografo romano (106-43 a.C.)
Beneficium accipere libertatem est uendere
(Ricevere un beneficio è vendere la libertà).
Etiam capillus unus habet umbram suam
(Anche un capello ha la sua ombra).
Heredis fletus sub persona risus est
(Lacrime di erede sono riso sotto la maschera).
Inopiae desunt multas, auaritiae omnia
(Alla povertà manca molto, all’avarizia tutto).
Nimium altercando ueritas amittitur
(Discutendo troppo, si perde la verità).
Numquam periculum sine pericolo uincitur
(Non si supera mai il pericolo senza pericolo).
Veterem ferendo iniuriam inuites nouam
(Sopportando una vecchia offesa, inviti ad una nuova).
Publilius Sirus, mimografo latino di Età tardo repubblicana
Patria est ubicumque est bene
(La patria è dovunque si sta bene).
M. Pacuuius, tragediografo latino (220-130 a.C.)
Oderint dum metuant
(Che mi odino purché mi temano).
Lucio Accio (170-85 a.C.), parole messe in bocca al tiranno Atreo e attribuite anche a Caligola e a Tiberio
Vitium uxoris aut tollendum aut ferendum est: qui tollit uitium, uxorem commodiorem praestat; qui fert, sese miliorem facit
(Un difetto della moglie si deve eliminare o sopportare: chi lo elimina si garantisce una donna più gradevole; chi lo sopporta rende migliore se stesso).
M. Terentius Varro, scrittore latino (116-27 a.C.)
Nunc est bibendum, nunc pede libero
Pulsando tellus…
(Ora si deve bere, ora si deve liberamente
Muovere il piede alla danza…)
Q. Horatius, Odi I 37
Nec uixit male, qui natus moriensque fefellit
(Né è vissuto male chi è nato e muore inosservato).
Epistulae I 17
Inter spem curamque, timores inter et iras,
Omnem crede diem tibi diluxisse supremum :
Grata superueniet quae non sperabitur hora
(Fra speranza ed affanni, fra timori ed ire,
pensa che ogni giorno che sorge sia per te l’ultimo:
gradita giungerà l’ora che non ti aspetti)
Epistulae I 4
Quis fuit horrendos primis qui protulit enses?
Quam ferus et uere ferreus ille fuit !
Tum caedes hominum generi, tum proelia nata ;
Tum breuior dirae mortis aperta uia est
(Chi fu il primo che inventò le orribili spade?
Come fu feroce e veramente di ferro!
Allora nacquero le stragi per il genere umano, allora le battaglie;
allora fu aperta una scorciatoia alla morte funesta)
S. Tibullus (50 ca.-18 a.C.), Elegia I 10
Quis furor est atram bellis accersere mortem
Imminet et tacito clam uenit illa pede
(Che follia è mai l’affrettar con le guerre la nera morte
Essa incombe e vien di nascosto con tacito passo).
Elegia I 10
Chi potrebbe conoscere il cielo se non per dono del cielo,
e trovare Dio, se non chi partecipa della divinità?
E questa vastità della volta che si estende senza fine,
e le danze degli astri e i fiammeggianti tetti del cielo,
e l’eterno conflitto dei pianeti contrapposti alle stelle,
chi potrebbero discernere e racchiudere nell’angusto petto,
se la natura non avesse dato alla mente occhi così potenti
e non avesse rivolto a sé un’intelligenza ad essa affine,
e non avesse ispirato un compito così alto, e non venisse dal cielo
ciò che chiama al cielo, per partecipare a sacri riti?
M. Manilius, (I sec. d.C.) Astronomica II
Soluite, mortales, animos curasque leuate,
totque superuacuis uitam deplete querellis.
Fata regunt orbem, certa stant omnia lege
Longaque per certos signantur tempora casus.
Nescentes morimur, finisque ab origine pendet
(Liberate i vostri animi, o mortali, alleviate gli affanni,
svuotate la vita di tanti, inutili lamenti.
I fati reggono il mondo, tutto è determinato da leggi precise,
e le lunghe età sono segnate da vicende prestabilite.
Nascendo moriamo e la fine dipende dall’inizio)
Astronomica IV
Mons parturibat, gemitus immanes ciens,
Eratque in terris maxima expectatio.
At ille murem peperit. Hoc scriptum est tibi,
Qui, magna cum minaris, extricas nihil
(Una montagna partoriva, immani gemiti emettendo,
e sulla terra enorme era l’attesa.
Ma quella un topo generò. Questo ho scritto per te, che fai
Grandi minacce, ma poi alla fine non concludi nulla)
Phedrus, Fabulae IV
“Serui sunt”. Immo homines. “Serui sunt”. Immo contubernales. “Serui sunt”. Immo humiles amici. “Serui sunt”. Immo conserui, si cogitaueris tantundem in utrosque licere fortunae
(“Sono schiavi”. Ma sono uomini. “Sono schiavi”. Ma vivono nella tua casa. “Sono schiavi”. Ma sono umili amici. “Sono schiavi”. Ma tuoi compagni di schiavitù, se rifletterai al fatto che la sorte ha lo stesso potere su di te e su di loro)
L. Annaeus Seneca (filosofo e scrittore romano, 12 a.C.-65 d.C.). Epistulae morales ad Lucilium, 47, 1
Desines timere si sperare desieris
(Smetterai di temere se avrai smesso di sperare)
5, 7
Si ad naturam uiues, numquam eris pauper; si ad opiniones, numqum eris diues
(Se vivrai secondo natura, non sarai mai povero; se vivrai secondo le opinioni [degli uomini], non sarai mai ricco)
16, 7
Qui mori didicit, seruire dedidicit
(Chi ha imparato a morire ha disimparato a servire)
26, 10
Impares nascimur, pares morimur
(Nasciamo diversi, muoriamo uguali)
91, 16
Nec speraueris sine desperatione, nec desperaueris sine spe
(Non sperare senza disperazione, non disperare senza speranza).
104, 12
Agamennone: Che cosa può temere il vincitore?
Cassandra: Proprio quello che non teme
Lucius Annaeus Seneca, Agamennon
Emit lacernas milibus decem Bassus
Tyrias coloris optimi. Lucri fecit.
“Adeo bene emit ?” inquis. Immo non solvet
(Basso ha comprato per diecimila sesterzi un mantello
Di Tiro, di colore bellissimo. Ha fatto un affare.
“L’ha comprato tanto a buon prezzo?”, chiedi. No, ma non lo pagherà)
M.Valerius Martialis, epigrammista latino (40-103 d.C.), Epigrammata VIII 10
Lesbia se iurat gratis numquam esse fututam.
Verum est : cum futui uult, numerare solet
(Lesbia giura di non aver mai fatto l’amore gratis.
Vero: quando vuole fare l’amore è solita pagare)
XI 62
In tutta la città non c’era uno solo che volesse, gratis,
toccare tua moglie, Ceciliano,
finché era lecito; ma ora che hai messo dei custodi, ha
una gran folla di amanti: sei un uomo pieno d’ingegno!
I 73
Nuper erat medicus, nunc est uispillo Diaulus:
Quod uispillo facit, fecerat et medicus
(Or non è molto Diaulo era medico, ora è becchino.
Ciò che fa da becchino, l’aveva fatto anche da medico)
I 47
Quod tam grande sophos clamat tibi turba togata,
non tu Pomponi, cena diserta tua est
(Se così fragorosamente ti applaude la folla dei clienti,
non è per la tua eloquenza, o Pomponio, ma per quella delle tue cene)
VI 48
Circumlata diu mensis scribilita secundis
Urebat nimio saeua calore manus;
sed magis ardebat Sapidi gula: protinus ergo
sufflauit buccis terque quaterque suis.
Illa quidem tepuit digitosque admittere uisa est,
Sed nemo potuit tangere: merda fuit
(Una torta fatta a lungo girare al dessert
Scottava terribilmente le mani per il troppo calore;
ma più ardeva la ghiottoneria di Sàbido: subito dunque
si mise a soffiare dalle sue guance tre o quattro volte.
Quella certi s’intiepidì e sembrò permettere il contatto delle dita,
ma nessuno poté toccarla: era ormai merda)
III 17
Ci furono anche prima di Agamennone dei grandi eroi, ma tutti giacciono illacrimati e su di loro incombe una notte senza fine: ad essi manca il vate sacro
Q.Horatius, Satira I 10
Dei beni del corpo e della fortuna, insomma, come un inizio così vi è una fine, e tutto quello che sorge tramonta e quel che cresce invecchia, l’animo incorrotto ed eterno, dominatore del genere umano, muove e possiede ogni cosa, ed esso non è posseduto
G. Sallustius Crispus, Bellum Iugurthinum III 3
Ogni cosa generata ha in sé la distruzione
Plato, Repubblica 546
Volgiamoci lì, (al fatto che) i difetti deturpanti delle donne amate ingannano l’amante cieco o anzi questi stessi difetti gli piacciono, come piace a Balbino un polipo sul naso di Hagna . Vorrei che nei rapporti di amicizia noi facessimo uno sbaglio analogo e che a codesto “errore” la virtù avesse imposto un nome onorevole. Così noi dobbiamo non provare disgusto per il difetto dell’amico, se ne ha qualcuno, come il padre non prova disgusto per un difetto di suo figlio: il padre chiama “sguercino” il figlio strabico e se uno ha un figlio troppo piccolo e brutto come fu un tempo quella specie di aborto di Sisifo, lo chiama “pulcino”. Quest’altro che le gambe torte lo chiama balbettando “sbilenchino” e l’altro tutto trepidante “paperino” quello che si appoggia male sui talloni storti. Questo (tuo amico) vive un po’ troppo parcamente: lo si chiami”frugale”. Quest’altro è maldestro e un po’ troppo presuntuoso: chiede di apparire “amabile nei confronti degli amici”. Ma quest’altro è un po’ troppo brusco e franco [liber] più del giusto: lo si consideri “schietto e animoso”. Quest’altro prende fuoco un po’ troppo facilmente: venga annoverato tra le persone “vivaci”. A mio parere questa cosa, io credo, unisce gli amici e li conserva uniti
Q. Horatius, Satira I-III v.38 segg.
“Guarda bene, ti prego, non so come io sento un certo tremore nel petto e dalla mia bocca sofferente esce un alito pesante”. Colui che ha dice al medico e ha ricevuto la prescrizione di starsene a riposo, dopo che la terza notte ha percepito che il battito cardiaco ha un ritmo regolare, con una brocca di piccole dimensioni chiederà a una casa più ricca per sé che sta per accingersi a fare il bagno del leggero vino di Sorrento. “Caro mio, ma tu sei pallido”, “Non è niente”, “Presta attenzione tuttavia a questo fenomeno qualunque cosa esso voglia dire: ti spunta la pelle giallastra senza farsi sentire”, “Ma tu sei più pallido di me! Non farmi da tutore: il mio tutore l’ho già seppellito da parecchio tempo. Resti tu”, “Continua pure e io me ne starò zitto”. A questo punto il convalescente gonfio di cibo e con la pancia biancastra prende il bagno mentre la sua strozza esala soffioni sulfurei, ma un tremito si impossessa del convalescente tra le bevute e gli scuote via violentemente dalle mani il caldo bicchiere, i denti scoperti scricchiolano e dalle labbra allentate cadono bocconi unti. Perciò, ecco la tromba, le candele e finalmente la buon’anima composta su di un alto feretro e impiastricciato di grassi unguenti stende i suoi calcagni ormai irrigiditi verso la porta. Ma sotto il suo feretro si collocano con il capo coperto dei quiriti da ieri
Q. Persius, Satura III 88 e segg.
O Lido, quelli che si incazzano di meno, sono quelli che se ne intendono meglio
T. Maccius Plautus, Bacchilide 408 e segg.
Noli foras te ire, in interiore homine habitat ueritas
(Non cercare al di fuori di te, la verità abita all’interno dell’uomo)
Sant’Agostino Aurelio Vescovo e Dottore della Chiesa, Confessiones
Nomina sunt consequentia rerum
(I nomi sono in conseguenza delle cose)
D. Alighieri, Vita Nova XIII
Que olh no vezo, cors non dol
(Occhio non vede, cuore non duole)
A. de Maruelh (XXXVIII, 72)
Car mais amaria ses deniers en mon poin que mil soltz en cel
(Meglio sei denari in mano che mille soldi in aria)
R. d’Aurenga (XXVII, 13)
Si Deus pro nobis, quis contra nos?
Motto biblico
Il popolo è una bestia e con le bestie non si ragiona
Petronius Arbiter nel film Quo vadis?
Ah, ricca dottrina è una grave disgrazia, per chi non ha freno alla lingua: proprio come un bambino che ha in mano un coltello
Callimaco, Acontius et Cydippe Fr 75 8-9
Una cosa sola io so, grande: ricambiare con mali terribili chi mi fa del male
Archiloco (nato 648 a.C.) Fr. 66 D
Venne a Colofone un vecchio, divino cantore,
servo delle Muse e di Apollo che da lungi saetta,
tenendo nelle mani la lira dal dolce suono.
Molte cose sapeva, ma le sapeva tutte male.
Né zappatore gli dèi lo fecero, né aratore,
né in altra cosa sapiente; ma in ogni arte falliva
Pseudo-Omero, Margite
La verità si muove, perché è storia
A. Traina, Propedeutica al latino universitario
Natura duce errari nullo modo potest
Le uniche parole di consolazione solo quelle del Signore. Delle nostre, meno se ne dice, meglio è
Da un'omelia funebre tenuta dal parroco di Piario intorno al 2003
A tal punto il tuo sapere è nulla, se non c'è un altro che sappia che tu sai?
Q. Persius, Satura I 25
Rivolta spesso lo stilo se hai intenzione di accingerti a scrivere cose meritevoli di essere lette e non affaticarti perché ti ammiri una massa indistinta di lettori, accontentandoti di pochi
Q. Horatius, Satira I X 64 e segg.
Probitas laudatur et alget
(L'onestà è lodata, ma ha freddo)
Iuu. Satura I 74
Tanto so che niente può diventare peggiore per effetto della satira: anzi, al contrario, quel che è bello, come l'oro pulito dalle impurità mediante l'operazione del conio, splende e scintilla maggiormente, e diventa ancora più brillante
Luciano di Samosata, Il pescatore ovvero i redivivi, 14
Horae quidem cedunt et dies et menses et anni, nec praeteritum tempus unquam reuertitur, nec quid sequatur sciri potest
M. Tullius Cicero, Cato Maior de senectute XIX 69
La natura, dando all'uomo le lacrime, dimostra d'avergli voluto donare un cuore capace di commuoversi. Ed è questa la parte migliore di noi. […] È questo sentimento che ci distingue dal gregge dei muti animali: ché noi soltanto abbiamo avuto in sorte il venerabile dono della ragione, e siamo capaci di attingere al divino e atti ad esercitare e creare le arti; noi soltanto abbiamo tratto dal cielo quell'istinto superiore, che gli animali ricurvi e con gli occhi fissi a terra non hanno. Il Creatore di tutte le cose dette loro, al principio del mondo, soltanto la vita; a noi invece anche un'anima, affinché uno scambievole amore ci spingesse a chiedere e a prestare aiuto, a stringere in società gli uomini dispersi, ad abbandonare la vecchia foresta e le selve abitate dagli avi, ad innalzare le case, a congiungere la nostra a quella degli altri, onde la fiducia reciproca delle soglie vicine rendesse i sonni più tranquilli; a proteggere con le armi il concittadino caduto o il barcollante per profonda ferita, a dare i segnali di guerra con gli stessi squilli di tromba, a difenderci dentro le stesse torri, e rinserrarci dietro porte chiuse con la medesima chiave
Iuu. Satura XV
Amabit sapiens, cupient ceteri
Afranius, poeta arcaico latino
E certo diventa poeta, pur se prima era senz'arte, chiunque sia toccato da Amore
Plato, Simposio 196e 2-3
L'aspetto negativo dell'ignoranza consiste appunto nel fatto che un individuo che non è né onesto né sapiente sembra a se stesso degno di stima. E certamente chi si considera privo di difetti non può desiderare ciò di cui non pensa di aver bisogno
Plato, Simposio, 204a 4-7
Tutto quello che è stato per el passato e è al presente, sarà ancora in futuro; ma si mutano 'e nomi e le superficie delle cose in modo, che chi non ha buon occhio non le riconosce, né sa pigliare regola o fare giudicio per mezzo di quella osservazione
F. Guicciardini, Ricordi C76
Tutte le città, tutti gli stati, tutti i regni sono mortali; ogni cosa per accidente o per natura termina e finisce qualche volta. Però un cittadino che si truova al fine della sua patria, non può tanto dolersi della disgrazia di quella e chiamarla mal fortunata, quanto della sua propria: perché alla patria è accaduto quello che a ogni modo aveva a accadere, ma disgrazia è stata di colui abattersi a nascere a quella età che aveva a essere tale infortunio
F. Guicciardini, Ricordi, C189
Alla colpa è facile arrivare, anche a schiere:
piana è la via e vicina assai la sua dimora;
ma innanzi alla virtù sudore han posto gli dei
Esiodo, Le opere e i giorni 287-9
[Le donne] vivono in un mondo tutto loro, che non è mai esistito e che mai esisterà. […] Loro, le donne voglio dire, dovrebbero star fuori da tutto questo. Noi dobbiamo aiutarle a starsene in quel loro mondo meraviglioso se non vogliamo che il nostro peggiori
J. Conrad (1857-1924), Heart of Darkness
[…] perchè il bene a venire del mondo dipende in parte da azioni di portata non storica; e se le cose, per voi e per me, non vanno così male come sarebbe stato possibile, lo dobbiamo in parte a tutti quelli che vissero con fede una vita nascosta e riposano in tombe che nessuno visita
G. Eliot, pseudonimo di Marian Evans (1819-1880), Middlemarch
Gli alti gigli bianchi oscillavano appena nel chiaro di luna e impregnavano l'aria del loro profumo, come di una presenza. Rabbrividendo, con un gemito di paura, sfiorò appena i larghi petali pallidi che pareva si tendessero a bere il chiaro di luna. Posò la mano su una grande corolla bianca e l'oro di cui si macchiò le dita risaltò appena in quella luce d'argento. Si curvò allora sul calice colmo di polline. Ma non vide che un'ombra scura e il profumo, bevuto in una sorsata, le andò alla testa
D.H. Lawrence (1885-1930), Figli e amanti
Fare esattamente quello cui uno è interessato, seguire i propri interessi, ma seguirli molto profondamente. Un problema porterà ad un altro e allora probabilmente si troverà qualcosa. In un certo modo questo è il consiglio che mi venne dal mio insegnante, Otto Seel. Era solito dire qualcosa del genere: "Fa' quello che vuoi, ma fallo il più profondamente possibile". È questa la miglior via per gli studi umanistici
W. Burkert, in R.W. Cape, An interview with Walter Burkert
Ma tutto è divino e tutto è umano
Ippocrate, La malattia sacra 18, 2
Coloro che pensano di cambiare qualcosa nella vita degli altri vuol dire che hanno perso tempo prezioso per poterla cambiare per se stessi
F. Battiato (n. 1945)
Un'offesa alla femminilità immaginare una seduzione dove la ragazza non abbia assolutamente nessunissima colpa
S. Kierkegaard, Timore e tremore
Je t'aime, tu aimes un autre qui ne t'aime pas asi que nous passerons notre vie à aimer quelqu'un qui nous ne n'aime pas
Molière
Con una fronda di mirto giocava
ed una fresca rosa;
e la sua chioma
le ombrava lieve e gli omeri e le spalle
Archiloco, fr.193 West
Porta acqua, schiavo, porta vino,
portami ghirlande fiorite:
voglio scazzottarmi con Eros
Anacreonte, fr. 38 Gentili
MODESTIA. La modestia è la vile riuscita di chi si annulla ma solo un pochino e proprio così si mette in risalto
M. Sgalambro
Se non penserò all'amore, non sarò niente
P. Coelho
Tu infatti sei me e io sono te,
il tuo nome è il mio e il mio nome è il tuo:
io sono infatti la tua immagine
PLond 122
Io sono tutto ciò che è stato, è e sarà, e nessun mortale ha mai sollevato il mio velo
Iscrizione dell’Immagine velata di Sais
O tu che vuoi sapere la nostra storia, se ci vedessi non ci distingueresti.
Io sono Colui che amo e Colui che amo è me, siamo due spiriti che dimorano in un corpo.
Da quando siamo in stretta intimità, la gente ci cita ad esempio.
Se dunque vedi me, vedi Lui, e se vedi Lui, vedi noi
al-Hallaj (858-922), poeta arabo
Il principe che rifiuti di essere giudice dei suoi ministri insegna al popolo a considerarlo loro complice.
E. Gibbon, Decline and fall of the Roman Empire
E i venti e le onde sono sempre dalla parte dei navigatori più abili.
E. Gibbon, Decline and fall of the Roman Empire
Nel descrivere la caduta e il saccheggio delle grandi città lo storico è condannato a ripetere sempre le medesime sventure: le stesse passioni non possono che produrre gli stessi effetti.
E. Gibbon, Decline and fall of the Roman Empire
La fortuna [...] non risparmia né l’uomo né il più splendido prodotto delle sue fatiche e […] seppellisce imperi e città in una tomba comune.
E. Gibbon, Decline and fall of the Roman Empire
Le croyant, en croyant, influe sur ce qu’il croit
A. Roccati, La Magia in Egitto ai Tempi dei Faraoni
[Raccontò Behemoth] Ah, Messere, mia moglie – se solo l’avessi – avrebbe rischiato venti volte di rimanere vedova! Ma per fortuna, Messere, non sono sposato, e le dirò francamente che sono felice di non esserlo. Ah, Messere, com’è possibile rinunciare alla libertà dello scapolo in cambio di un giogo gravoso!...
M. Bulgakov, Il Maestro e Margherita
Ma tu da Santa Lucia quest’anno cosa vuoi?
Un bambino ad un altro bambino, il 2 agosto 2007 a Piario (Bg)
I ciliegi, le dalie, le creste di gallo
I girasoli, le margherite e i papaveri
Perché continuano a fiorire
Ancora e ancora
In questo mondo senza te?
Hara Masumi
Ah, trovo che la liturgia dovrebbe essere una cosa molto seria, fatta con criterio. Non puoi all'interno di una Messa mettere dei ragazzini che cantano in uno stile di serie C della musica leggera italiana più triviale, che trovo, tra le altre cose, la vera blasfemia. Cioè: tirare in ballo Cristo, Dio: "tu sei con noi", "tu sei di più", dicono delle cose incredibili... incredibili... calma! Parla così del tuo compagno di banco!
F. Battiato
Sta cambiando. È questo che ha di bello il tramonto, cambia in modo impercettibile davanti ai tuoi occhi.
Buon compleanno Mr. Grape
Sono bugie troppo grosse, troppo complicate e troppo collegate tra loro.
Fast Food Nation
Perché dobbiamo avere abbastanza memoria da ricordare fin nei minimi particolari quello che ci è capitato, e non ne abbiamo mai per ricordare quante volte lo abbiamo raccontato alla stessa persona?
La Rochefoucauld
Non voglio sentirmi intelligente guardando dei cretini, voglio sentirmi cretino guardando persone intelligenti. [Parlando del reality show L'Isola dei famosi]
(Franco Battiato, da Che tempo che fa, trasmissione di Rai3, 6 novembre 2004)
L'adrenalina di pur nobili emozioni non dovrebbe infiltrarsi nell'inchiostro dello scrittore di cose storiche
Walter Brandmüller, Scripta maneant, p. 221.
Non sono obbligato a difendermi dal primo imbecille
J-F. Champollion
Ho visto scorrermi nella mano nomi di anni di cui la storia aveva totalmente perduto il ricordo, nomi di dei che non hanno più altare da quindici secoli, e ho raccolto, respirando appena, timoroso di ridurlo in polvere, un piccolo pezzo di papiro, ultimo e unico rifugio della memoria di un re, che, quand'era in vita, si sentiva forse allo stretto nell'immenso Palazzo di Karnak!
J-F. Champollion
I Francesi ci hanno sempre odiato, ci odiano tuttora e spero ci odieranno sempre
Arthur Wellesley, Duca di Wellington
Il 2 giugno 1946 per suffragio di popolo a presidio di pubbliche libertà e a certezza di progresso civile fu proclamata la Repubblica Italiana
Epigrafe nel Senato della Repubblica
All that is essential for the triumph of evil is that good men do nothing
E. Burke
In this world nothing is certain but death and taxes
B. Franklin
Plin. Nat. Hist.
Omnia habent tempus
L’exactitude est la politesse de rois
Louis XVIII
La bussola del diplomatico è il tatto
Benedetto XV
Un vero signore è lento nel parlare e rapido nell’agire
Confucio, I colloqui
Se hai bisogno di un lavoro sollecito e ben fatto dallo a chi ne ha già tanto. Chi è abituato a lavorare trova tempo per tutto, ma lo sfaticato non sa neppure dove cominciare
Pio XI
L’exactitude de citer, c’est un talent beaucoup plus rare que l’on pense
Bayle, Dictionnaire
È meglio accendere una candela che maledire il fuoco
Antica massima
Tutta la nostra scienza, in confronto con la realtà, è primitiva e infantile, e tuttavia è la cosa più preziosa che abbiamo
A. Einstein
Dove gioia perfetta è l’ignoranza, esser saggi è follia
T. Gray, poeta inglese del XVIII sec.
Omnia uincit amor, et nos cedamus amori
P. Vergilius Maro
Qualis artifex pereo
Nero Caesar
Il mio nome è Ozymandias, Re dei re, guarda la mia opera, o Possente, e disperati!
P.B. Shelley, poeta inglese
Pilato gli disse di nuovo:«Insomma, sei un re, tu?». Gesù rispose:«Tu dici che io sono re. Io sono nato e venuto nel mondo per essere testimone della verità. Chi appartiene alla verità ascolta la mia voce.» Pilato disse a Gesù:«Ma cos’è la verità»”
Gv 18, 37-8
Il centurione che stava di fronte alla croce […] disse:«Quest’uomo era davvero Figlio di Dio!»
Mc 15, 39
Una mente credula… trova il suo massimo piacere nel credere a cose strane, e quanto più strane sono tanto più le accetta; ma non prende mai in considerazione quelle che sono chiare e possibili, poiché cose del genere le può credere chiunque
S. Butler, Characters (1667-1669)
L’autenticità del vivere sta nella coscienza di morire
Heidegger
Tutto è vano, tutto è indifferente, tutto fu
F.W. Nietzsche
Beato l’uomo che non si illude, poiché non riceverà delusioni
A. Pope
Nessun indugio relativamente alla morte di un uomo è mai troppo lungo
Iuu. Sat. VI
L’uomo prudente prospera,
il moderato è lodato,
è aperta la tenda del silenzioso
è ampia la sede del contento.
Non parlare troppo:
sono affilati i coltelli contro chi esce di strada,
nessuno avanza speditamente se non a suo tempo.
Se siedi con una numerosa compagnia,
astieniti dal cibo che ami:
la rinuncia è un breve momento,
ma l’ingordo è disprezzato ed è mostrato al dito.
…
Non vantarti della tua forza in mezzo ai tuoi coetanei:
guardati dal fare opposizione:
non si conosce ciò che può avvenire
e che cosa fa dio quando punisce.
Dall’Insegnamento per Kaghemni
Antico Regno, 2500 c.ca a.C.
Nescire quid antequam natus sis acciderit, id est esse semper puerum
(Non sapere ciò che è accaduto prima della tua nascita, questo è rimanere sempre bambino).
M. Tullius Cicero, oratore, filosofo e uomo politico romano (106-43 a.C.)
Muore giovane colui che gli dei han caro
Detto greco
Tacere la verità è seppellire l’oro
Detto greco
Nulla è sufficiente a chi giudica poco il sufficiente
Detto greco
Urbani, seruate uxores: moechus caluum addicumus.
(Civili, state attenti alle mogli: vi portiamo il rubacuori pelato).
Dal Carmen triumphale per Cesare
Fabrum esse suae quemque fortunae
(Ciascuno è artefice della propria sorte).
A. Claudius Caecus, uomo politico e scrittore romano arcaico (IV sec. a.C.)
Graecia capta ferum uictorem cepit et artes intulit agresti Latio
(La Grecia conquistata [militarmente] conquistò a sua volta [culturalmente] l’ancor rozzo vincitore e introdusse nell’agreste Lazio le arti).
Q. Horatius Flaccus, poeta romano (65-8 a.C.)
Amicus certus in re incerta cernitur
(Il vero amico si riconosce nei momenti difficili).
Qui ipse sibi sapiens prodesse non quit, nequiquam sapit
(Il sapiente che non è in grado di giovare a se stesso, inutilmente sa).
Quem metuunt acterunt; quem quisque odit perisse expetit
(Gli uomini odiano colui che temono; e ciascuno desidera la morte di colui che odia).
Q. Ennius, poeta teatrale e storico romano arcaico (239-169 a.C.)
Quod tibi deerit, a te ipso mutuare
(Ciò che ti mancherà, prendilo da te stesso).
Caeterum censeo Cartaginem delendam esse
(Infine penso che Cartagine vada distrutta).
M. Porcius Cato, scrittore e uomo politico romano (234-149 a.C.)
Viuas ut possis, quando nec quis ut uelis
(Vivi come puoi, visto che non puoi vivere come vorresti).
Edepol, senectus, si nil quicquam aliud uiti
Adportes tecum, cum aduenis, unum id sat est,
Quod diu uiuendo multa quae non uolt uidet»
(Ahimè, o vecchiaia, se anche tu non portassi con te, quando arrivi, nessun altro inconveniente, questo solo sarebbe già sufficiente, che vivendo a lungo, uno vede molte cose che non vorrebbe vedere).
Homo homini deus est, si suum officium sciat
(L’uomo è un dio per gli altri uomini, qualora conosca il proprio dovere).
Caecilius Statius, commediografo romano (?–168 a.C.)
Deve temere molti chi è temuto da molti
D. Laberius, mimografo romano (106-43 a.C.)
Beneficium accipere libertatem est uendere
(Ricevere un beneficio è vendere la libertà).
Etiam capillus unus habet umbram suam
(Anche un capello ha la sua ombra).
Heredis fletus sub persona risus est
(Lacrime di erede sono riso sotto la maschera).
Inopiae desunt multas, auaritiae omnia
(Alla povertà manca molto, all’avarizia tutto).
Nimium altercando ueritas amittitur
(Discutendo troppo, si perde la verità).
Numquam periculum sine pericolo uincitur
(Non si supera mai il pericolo senza pericolo).
Veterem ferendo iniuriam inuites nouam
(Sopportando una vecchia offesa, inviti ad una nuova).
Publilius Sirus, mimografo latino di Età tardo repubblicana
Patria est ubicumque est bene
(La patria è dovunque si sta bene).
M. Pacuuius, tragediografo latino (220-130 a.C.)
Oderint dum metuant
(Che mi odino purché mi temano).
Lucio Accio (170-85 a.C.), parole messe in bocca al tiranno Atreo e attribuite anche a Caligola e a Tiberio
Vitium uxoris aut tollendum aut ferendum est: qui tollit uitium, uxorem commodiorem praestat; qui fert, sese miliorem facit
(Un difetto della moglie si deve eliminare o sopportare: chi lo elimina si garantisce una donna più gradevole; chi lo sopporta rende migliore se stesso).
M. Terentius Varro, scrittore latino (116-27 a.C.)
Nunc est bibendum, nunc pede libero
Pulsando tellus…
(Ora si deve bere, ora si deve liberamente
Muovere il piede alla danza…)
Q. Horatius, Odi I 37
Nec uixit male, qui natus moriensque fefellit
(Né è vissuto male chi è nato e muore inosservato).
Epistulae I 17
Inter spem curamque, timores inter et iras,
Omnem crede diem tibi diluxisse supremum :
Grata superueniet quae non sperabitur hora
(Fra speranza ed affanni, fra timori ed ire,
pensa che ogni giorno che sorge sia per te l’ultimo:
gradita giungerà l’ora che non ti aspetti)
Epistulae I 4
Quis fuit horrendos primis qui protulit enses?
Quam ferus et uere ferreus ille fuit !
Tum caedes hominum generi, tum proelia nata ;
Tum breuior dirae mortis aperta uia est
(Chi fu il primo che inventò le orribili spade?
Come fu feroce e veramente di ferro!
Allora nacquero le stragi per il genere umano, allora le battaglie;
allora fu aperta una scorciatoia alla morte funesta)
S. Tibullus (50 ca.-18 a.C.), Elegia I 10
Quis furor est atram bellis accersere mortem
Imminet et tacito clam uenit illa pede
(Che follia è mai l’affrettar con le guerre la nera morte
Essa incombe e vien di nascosto con tacito passo).
Elegia I 10
Chi potrebbe conoscere il cielo se non per dono del cielo,
e trovare Dio, se non chi partecipa della divinità?
E questa vastità della volta che si estende senza fine,
e le danze degli astri e i fiammeggianti tetti del cielo,
e l’eterno conflitto dei pianeti contrapposti alle stelle,
chi potrebbero discernere e racchiudere nell’angusto petto,
se la natura non avesse dato alla mente occhi così potenti
e non avesse rivolto a sé un’intelligenza ad essa affine,
e non avesse ispirato un compito così alto, e non venisse dal cielo
ciò che chiama al cielo, per partecipare a sacri riti?
M. Manilius, (I sec. d.C.) Astronomica II
Soluite, mortales, animos curasque leuate,
totque superuacuis uitam deplete querellis.
Fata regunt orbem, certa stant omnia lege
Longaque per certos signantur tempora casus.
Nescentes morimur, finisque ab origine pendet
(Liberate i vostri animi, o mortali, alleviate gli affanni,
svuotate la vita di tanti, inutili lamenti.
I fati reggono il mondo, tutto è determinato da leggi precise,
e le lunghe età sono segnate da vicende prestabilite.
Nascendo moriamo e la fine dipende dall’inizio)
Astronomica IV
Mons parturibat, gemitus immanes ciens,
Eratque in terris maxima expectatio.
At ille murem peperit. Hoc scriptum est tibi,
Qui, magna cum minaris, extricas nihil
(Una montagna partoriva, immani gemiti emettendo,
e sulla terra enorme era l’attesa.
Ma quella un topo generò. Questo ho scritto per te, che fai
Grandi minacce, ma poi alla fine non concludi nulla)
Phedrus, Fabulae IV
“Serui sunt”. Immo homines. “Serui sunt”. Immo contubernales. “Serui sunt”. Immo humiles amici. “Serui sunt”. Immo conserui, si cogitaueris tantundem in utrosque licere fortunae
(“Sono schiavi”. Ma sono uomini. “Sono schiavi”. Ma vivono nella tua casa. “Sono schiavi”. Ma sono umili amici. “Sono schiavi”. Ma tuoi compagni di schiavitù, se rifletterai al fatto che la sorte ha lo stesso potere su di te e su di loro)
L. Annaeus Seneca (filosofo e scrittore romano, 12 a.C.-65 d.C.). Epistulae morales ad Lucilium, 47, 1
Desines timere si sperare desieris
(Smetterai di temere se avrai smesso di sperare)
5, 7
Si ad naturam uiues, numquam eris pauper; si ad opiniones, numqum eris diues
(Se vivrai secondo natura, non sarai mai povero; se vivrai secondo le opinioni [degli uomini], non sarai mai ricco)
16, 7
Qui mori didicit, seruire dedidicit
(Chi ha imparato a morire ha disimparato a servire)
26, 10
Impares nascimur, pares morimur
(Nasciamo diversi, muoriamo uguali)
91, 16
Nec speraueris sine desperatione, nec desperaueris sine spe
(Non sperare senza disperazione, non disperare senza speranza).
104, 12
Agamennone: Che cosa può temere il vincitore?
Cassandra: Proprio quello che non teme
Lucius Annaeus Seneca, Agamennon
Emit lacernas milibus decem Bassus
Tyrias coloris optimi. Lucri fecit.
“Adeo bene emit ?” inquis. Immo non solvet
(Basso ha comprato per diecimila sesterzi un mantello
Di Tiro, di colore bellissimo. Ha fatto un affare.
“L’ha comprato tanto a buon prezzo?”, chiedi. No, ma non lo pagherà)
M.Valerius Martialis, epigrammista latino (40-103 d.C.), Epigrammata VIII 10
Lesbia se iurat gratis numquam esse fututam.
Verum est : cum futui uult, numerare solet
(Lesbia giura di non aver mai fatto l’amore gratis.
Vero: quando vuole fare l’amore è solita pagare)
XI 62
In tutta la città non c’era uno solo che volesse, gratis,
toccare tua moglie, Ceciliano,
finché era lecito; ma ora che hai messo dei custodi, ha
una gran folla di amanti: sei un uomo pieno d’ingegno!
I 73
Nuper erat medicus, nunc est uispillo Diaulus:
Quod uispillo facit, fecerat et medicus
(Or non è molto Diaulo era medico, ora è becchino.
Ciò che fa da becchino, l’aveva fatto anche da medico)
I 47
Quod tam grande sophos clamat tibi turba togata,
non tu Pomponi, cena diserta tua est
(Se così fragorosamente ti applaude la folla dei clienti,
non è per la tua eloquenza, o Pomponio, ma per quella delle tue cene)
VI 48
Circumlata diu mensis scribilita secundis
Urebat nimio saeua calore manus;
sed magis ardebat Sapidi gula: protinus ergo
sufflauit buccis terque quaterque suis.
Illa quidem tepuit digitosque admittere uisa est,
Sed nemo potuit tangere: merda fuit
(Una torta fatta a lungo girare al dessert
Scottava terribilmente le mani per il troppo calore;
ma più ardeva la ghiottoneria di Sàbido: subito dunque
si mise a soffiare dalle sue guance tre o quattro volte.
Quella certi s’intiepidì e sembrò permettere il contatto delle dita,
ma nessuno poté toccarla: era ormai merda)
III 17
Ci furono anche prima di Agamennone dei grandi eroi, ma tutti giacciono illacrimati e su di loro incombe una notte senza fine: ad essi manca il vate sacro
Q.Horatius, Satira I 10
Dei beni del corpo e della fortuna, insomma, come un inizio così vi è una fine, e tutto quello che sorge tramonta e quel che cresce invecchia, l’animo incorrotto ed eterno, dominatore del genere umano, muove e possiede ogni cosa, ed esso non è posseduto
G. Sallustius Crispus, Bellum Iugurthinum III 3
Ogni cosa generata ha in sé la distruzione
Plato, Repubblica 546
Volgiamoci lì, (al fatto che) i difetti deturpanti delle donne amate ingannano l’amante cieco o anzi questi stessi difetti gli piacciono, come piace a Balbino un polipo sul naso di Hagna . Vorrei che nei rapporti di amicizia noi facessimo uno sbaglio analogo e che a codesto “errore” la virtù avesse imposto un nome onorevole. Così noi dobbiamo non provare disgusto per il difetto dell’amico, se ne ha qualcuno, come il padre non prova disgusto per un difetto di suo figlio: il padre chiama “sguercino” il figlio strabico e se uno ha un figlio troppo piccolo e brutto come fu un tempo quella specie di aborto di Sisifo, lo chiama “pulcino”. Quest’altro che le gambe torte lo chiama balbettando “sbilenchino” e l’altro tutto trepidante “paperino” quello che si appoggia male sui talloni storti. Questo (tuo amico) vive un po’ troppo parcamente: lo si chiami”frugale”. Quest’altro è maldestro e un po’ troppo presuntuoso: chiede di apparire “amabile nei confronti degli amici”. Ma quest’altro è un po’ troppo brusco e franco [liber] più del giusto: lo si consideri “schietto e animoso”. Quest’altro prende fuoco un po’ troppo facilmente: venga annoverato tra le persone “vivaci”. A mio parere questa cosa, io credo, unisce gli amici e li conserva uniti
Q. Horatius, Satira I-III v.38 segg.
“Guarda bene, ti prego, non so come io sento un certo tremore nel petto e dalla mia bocca sofferente esce un alito pesante”. Colui che ha dice al medico e ha ricevuto la prescrizione di starsene a riposo, dopo che la terza notte ha percepito che il battito cardiaco ha un ritmo regolare, con una brocca di piccole dimensioni chiederà a una casa più ricca per sé che sta per accingersi a fare il bagno del leggero vino di Sorrento. “Caro mio, ma tu sei pallido”, “Non è niente”, “Presta attenzione tuttavia a questo fenomeno qualunque cosa esso voglia dire: ti spunta la pelle giallastra senza farsi sentire”, “Ma tu sei più pallido di me! Non farmi da tutore: il mio tutore l’ho già seppellito da parecchio tempo. Resti tu”, “Continua pure e io me ne starò zitto”. A questo punto il convalescente gonfio di cibo e con la pancia biancastra prende il bagno mentre la sua strozza esala soffioni sulfurei, ma un tremito si impossessa del convalescente tra le bevute e gli scuote via violentemente dalle mani il caldo bicchiere, i denti scoperti scricchiolano e dalle labbra allentate cadono bocconi unti. Perciò, ecco la tromba, le candele e finalmente la buon’anima composta su di un alto feretro e impiastricciato di grassi unguenti stende i suoi calcagni ormai irrigiditi verso la porta. Ma sotto il suo feretro si collocano con il capo coperto dei quiriti da ieri
Q. Persius, Satura III 88 e segg.
O Lido, quelli che si incazzano di meno, sono quelli che se ne intendono meglio
T. Maccius Plautus, Bacchilide 408 e segg.
Noli foras te ire, in interiore homine habitat ueritas
(Non cercare al di fuori di te, la verità abita all’interno dell’uomo)
Sant’Agostino Aurelio Vescovo e Dottore della Chiesa, Confessiones
Nomina sunt consequentia rerum
(I nomi sono in conseguenza delle cose)
D. Alighieri, Vita Nova XIII
Que olh no vezo, cors non dol
(Occhio non vede, cuore non duole)
A. de Maruelh (XXXVIII, 72)
Car mais amaria ses deniers en mon poin que mil soltz en cel
(Meglio sei denari in mano che mille soldi in aria)
R. d’Aurenga (XXVII, 13)
Si Deus pro nobis, quis contra nos?
Motto biblico
Il popolo è una bestia e con le bestie non si ragiona
Petronius Arbiter nel film Quo vadis?
Ah, ricca dottrina è una grave disgrazia, per chi non ha freno alla lingua: proprio come un bambino che ha in mano un coltello
Callimaco, Acontius et Cydippe Fr 75 8-9
Una cosa sola io so, grande: ricambiare con mali terribili chi mi fa del male
Archiloco (nato 648 a.C.) Fr. 66 D
Venne a Colofone un vecchio, divino cantore,
servo delle Muse e di Apollo che da lungi saetta,
tenendo nelle mani la lira dal dolce suono.
Molte cose sapeva, ma le sapeva tutte male.
Né zappatore gli dèi lo fecero, né aratore,
né in altra cosa sapiente; ma in ogni arte falliva
Pseudo-Omero, Margite
La verità si muove, perché è storia
A. Traina, Propedeutica al latino universitario
Natura duce errari nullo modo potest
Le uniche parole di consolazione solo quelle del Signore. Delle nostre, meno se ne dice, meglio è
Da un'omelia funebre tenuta dal parroco di Piario intorno al 2003
A tal punto il tuo sapere è nulla, se non c'è un altro che sappia che tu sai?
Q. Persius, Satura I 25
Rivolta spesso lo stilo se hai intenzione di accingerti a scrivere cose meritevoli di essere lette e non affaticarti perché ti ammiri una massa indistinta di lettori, accontentandoti di pochi
Q. Horatius, Satira I X 64 e segg.
Probitas laudatur et alget
(L'onestà è lodata, ma ha freddo)
Iuu. Satura I 74
Tanto so che niente può diventare peggiore per effetto della satira: anzi, al contrario, quel che è bello, come l'oro pulito dalle impurità mediante l'operazione del conio, splende e scintilla maggiormente, e diventa ancora più brillante
Luciano di Samosata, Il pescatore ovvero i redivivi, 14
Horae quidem cedunt et dies et menses et anni, nec praeteritum tempus unquam reuertitur, nec quid sequatur sciri potest
M. Tullius Cicero, Cato Maior de senectute XIX 69
La natura, dando all'uomo le lacrime, dimostra d'avergli voluto donare un cuore capace di commuoversi. Ed è questa la parte migliore di noi. […] È questo sentimento che ci distingue dal gregge dei muti animali: ché noi soltanto abbiamo avuto in sorte il venerabile dono della ragione, e siamo capaci di attingere al divino e atti ad esercitare e creare le arti; noi soltanto abbiamo tratto dal cielo quell'istinto superiore, che gli animali ricurvi e con gli occhi fissi a terra non hanno. Il Creatore di tutte le cose dette loro, al principio del mondo, soltanto la vita; a noi invece anche un'anima, affinché uno scambievole amore ci spingesse a chiedere e a prestare aiuto, a stringere in società gli uomini dispersi, ad abbandonare la vecchia foresta e le selve abitate dagli avi, ad innalzare le case, a congiungere la nostra a quella degli altri, onde la fiducia reciproca delle soglie vicine rendesse i sonni più tranquilli; a proteggere con le armi il concittadino caduto o il barcollante per profonda ferita, a dare i segnali di guerra con gli stessi squilli di tromba, a difenderci dentro le stesse torri, e rinserrarci dietro porte chiuse con la medesima chiave
Iuu. Satura XV
Amabit sapiens, cupient ceteri
Afranius, poeta arcaico latino
E certo diventa poeta, pur se prima era senz'arte, chiunque sia toccato da Amore
Plato, Simposio 196e 2-3
L'aspetto negativo dell'ignoranza consiste appunto nel fatto che un individuo che non è né onesto né sapiente sembra a se stesso degno di stima. E certamente chi si considera privo di difetti non può desiderare ciò di cui non pensa di aver bisogno
Plato, Simposio, 204a 4-7
Tutto quello che è stato per el passato e è al presente, sarà ancora in futuro; ma si mutano 'e nomi e le superficie delle cose in modo, che chi non ha buon occhio non le riconosce, né sa pigliare regola o fare giudicio per mezzo di quella osservazione
F. Guicciardini, Ricordi C76
Tutte le città, tutti gli stati, tutti i regni sono mortali; ogni cosa per accidente o per natura termina e finisce qualche volta. Però un cittadino che si truova al fine della sua patria, non può tanto dolersi della disgrazia di quella e chiamarla mal fortunata, quanto della sua propria: perché alla patria è accaduto quello che a ogni modo aveva a accadere, ma disgrazia è stata di colui abattersi a nascere a quella età che aveva a essere tale infortunio
F. Guicciardini, Ricordi, C189
Alla colpa è facile arrivare, anche a schiere:
piana è la via e vicina assai la sua dimora;
ma innanzi alla virtù sudore han posto gli dei
Esiodo, Le opere e i giorni 287-9
[Le donne] vivono in un mondo tutto loro, che non è mai esistito e che mai esisterà. […] Loro, le donne voglio dire, dovrebbero star fuori da tutto questo. Noi dobbiamo aiutarle a starsene in quel loro mondo meraviglioso se non vogliamo che il nostro peggiori
J. Conrad (1857-1924), Heart of Darkness
[…] perchè il bene a venire del mondo dipende in parte da azioni di portata non storica; e se le cose, per voi e per me, non vanno così male come sarebbe stato possibile, lo dobbiamo in parte a tutti quelli che vissero con fede una vita nascosta e riposano in tombe che nessuno visita
G. Eliot, pseudonimo di Marian Evans (1819-1880), Middlemarch
Gli alti gigli bianchi oscillavano appena nel chiaro di luna e impregnavano l'aria del loro profumo, come di una presenza. Rabbrividendo, con un gemito di paura, sfiorò appena i larghi petali pallidi che pareva si tendessero a bere il chiaro di luna. Posò la mano su una grande corolla bianca e l'oro di cui si macchiò le dita risaltò appena in quella luce d'argento. Si curvò allora sul calice colmo di polline. Ma non vide che un'ombra scura e il profumo, bevuto in una sorsata, le andò alla testa
D.H. Lawrence (1885-1930), Figli e amanti
Fare esattamente quello cui uno è interessato, seguire i propri interessi, ma seguirli molto profondamente. Un problema porterà ad un altro e allora probabilmente si troverà qualcosa. In un certo modo questo è il consiglio che mi venne dal mio insegnante, Otto Seel. Era solito dire qualcosa del genere: "Fa' quello che vuoi, ma fallo il più profondamente possibile". È questa la miglior via per gli studi umanistici
W. Burkert, in R.W. Cape, An interview with Walter Burkert
Ma tutto è divino e tutto è umano
Ippocrate, La malattia sacra 18, 2
Coloro che pensano di cambiare qualcosa nella vita degli altri vuol dire che hanno perso tempo prezioso per poterla cambiare per se stessi
F. Battiato (n. 1945)
Un'offesa alla femminilità immaginare una seduzione dove la ragazza non abbia assolutamente nessunissima colpa
S. Kierkegaard, Timore e tremore
Je t'aime, tu aimes un autre qui ne t'aime pas asi que nous passerons notre vie à aimer quelqu'un qui nous ne n'aime pas
Molière
Con una fronda di mirto giocava
ed una fresca rosa;
e la sua chioma
le ombrava lieve e gli omeri e le spalle
Archiloco, fr.193 West
Porta acqua, schiavo, porta vino,
portami ghirlande fiorite:
voglio scazzottarmi con Eros
Anacreonte, fr. 38 Gentili
MODESTIA. La modestia è la vile riuscita di chi si annulla ma solo un pochino e proprio così si mette in risalto
M. Sgalambro
Se non penserò all'amore, non sarò niente
P. Coelho
Tu infatti sei me e io sono te,
il tuo nome è il mio e il mio nome è il tuo:
io sono infatti la tua immagine
PLond 122
Io sono tutto ciò che è stato, è e sarà, e nessun mortale ha mai sollevato il mio velo
Iscrizione dell’Immagine velata di Sais
O tu che vuoi sapere la nostra storia, se ci vedessi non ci distingueresti.
Io sono Colui che amo e Colui che amo è me, siamo due spiriti che dimorano in un corpo.
Da quando siamo in stretta intimità, la gente ci cita ad esempio.
Se dunque vedi me, vedi Lui, e se vedi Lui, vedi noi
al-Hallaj (858-922), poeta arabo
Il principe che rifiuti di essere giudice dei suoi ministri insegna al popolo a considerarlo loro complice.
E. Gibbon, Decline and fall of the Roman Empire
E i venti e le onde sono sempre dalla parte dei navigatori più abili.
E. Gibbon, Decline and fall of the Roman Empire
Nel descrivere la caduta e il saccheggio delle grandi città lo storico è condannato a ripetere sempre le medesime sventure: le stesse passioni non possono che produrre gli stessi effetti.
E. Gibbon, Decline and fall of the Roman Empire
La fortuna [...] non risparmia né l’uomo né il più splendido prodotto delle sue fatiche e […] seppellisce imperi e città in una tomba comune.
E. Gibbon, Decline and fall of the Roman Empire
Le croyant, en croyant, influe sur ce qu’il croit
A. Roccati, La Magia in Egitto ai Tempi dei Faraoni
[Raccontò Behemoth] Ah, Messere, mia moglie – se solo l’avessi – avrebbe rischiato venti volte di rimanere vedova! Ma per fortuna, Messere, non sono sposato, e le dirò francamente che sono felice di non esserlo. Ah, Messere, com’è possibile rinunciare alla libertà dello scapolo in cambio di un giogo gravoso!...
M. Bulgakov, Il Maestro e Margherita
Ma tu da Santa Lucia quest’anno cosa vuoi?
Un bambino ad un altro bambino, il 2 agosto 2007 a Piario (Bg)
I ciliegi, le dalie, le creste di gallo
I girasoli, le margherite e i papaveri
Perché continuano a fiorire
Ancora e ancora
In questo mondo senza te?
Hara Masumi
Ah, trovo che la liturgia dovrebbe essere una cosa molto seria, fatta con criterio. Non puoi all'interno di una Messa mettere dei ragazzini che cantano in uno stile di serie C della musica leggera italiana più triviale, che trovo, tra le altre cose, la vera blasfemia. Cioè: tirare in ballo Cristo, Dio: "tu sei con noi", "tu sei di più", dicono delle cose incredibili... incredibili... calma! Parla così del tuo compagno di banco!
F. Battiato
Sta cambiando. È questo che ha di bello il tramonto, cambia in modo impercettibile davanti ai tuoi occhi.
Buon compleanno Mr. Grape
Sono bugie troppo grosse, troppo complicate e troppo collegate tra loro.
Fast Food Nation
Perché dobbiamo avere abbastanza memoria da ricordare fin nei minimi particolari quello che ci è capitato, e non ne abbiamo mai per ricordare quante volte lo abbiamo raccontato alla stessa persona?
La Rochefoucauld
Non voglio sentirmi intelligente guardando dei cretini, voglio sentirmi cretino guardando persone intelligenti. [Parlando del reality show L'Isola dei famosi]
(Franco Battiato, da Che tempo che fa, trasmissione di Rai3, 6 novembre 2004)
L'adrenalina di pur nobili emozioni non dovrebbe infiltrarsi nell'inchiostro dello scrittore di cose storiche
Walter Brandmüller, Scripta maneant, p. 221.
Non sono obbligato a difendermi dal primo imbecille
J-F. Champollion
Ho visto scorrermi nella mano nomi di anni di cui la storia aveva totalmente perduto il ricordo, nomi di dei che non hanno più altare da quindici secoli, e ho raccolto, respirando appena, timoroso di ridurlo in polvere, un piccolo pezzo di papiro, ultimo e unico rifugio della memoria di un re, che, quand'era in vita, si sentiva forse allo stretto nell'immenso Palazzo di Karnak!
J-F. Champollion
I Francesi ci hanno sempre odiato, ci odiano tuttora e spero ci odieranno sempre
Arthur Wellesley, Duca di Wellington
Il 2 giugno 1946 per suffragio di popolo a presidio di pubbliche libertà e a certezza di progresso civile fu proclamata la Repubblica Italiana
Epigrafe nel Senato della Repubblica
All that is essential for the triumph of evil is that good men do nothing
E. Burke
In this world nothing is certain but death and taxes
B. Franklin
domenica 7 agosto 2011
Family tree - SALVOLDI
Nel 2002 ha la residenza principale a Gandellino, ma vi sono novanta famiglie sparse in quarantatré comuni nelle province di Bergamo, Brescia, Milano, Torino, Cremona, Novara, Aosta, Roma e Siracusa in Italia. Altri sono in Svizzera e Francia.
Il nome proprio maschile Salvoldeo o Salvoldo, come patronimico - al caso genitivo Salvoldei o Salvoldi, cioè 'figlio di Salvoldeo/Salvoldo', è passato ad essere cognome circa la fine del XV secolo. Compare come nome proprio nel 1267 e nel 1340 e ancora nel 1439, 1446 e 1509.
I Registri di Stato d'Anime della Parrocchia di Gandellino conservano una ricostruzione di tutti i rami della famiglia Salvoldi dall'inizio del XVII secolo fino all'inizio del XIX.
È possibile che il nome proprio derivi dalla forma latina Saluus Deus, 'Salva Dio', sul tipo Amadio, Sperandio, Graziadio etc. oppure dal germanico *Salwa-waldaz, o, più arcaico e occidentale, *Salwo-waldaz, 'potente scuro': *salwa-z 'scuro', *walda-z 'potente, re'. In tre fasi: il composto *Salwo-waldaz (protogermanico occidentale)/*Salwa-waldaz (orientale) viene usato come nome (non ci sono altri esempi) presso le tribù al confine dell'Impero; all'epoca delle migrazioni dei popoli, viene introdotto nella Romania come *Salwawalds (gotico?) o *Saloald (longobardo); continua a essere usato nei regni romano-germanici e si fissa nella tradizione onomastica di alcune famiglie. Nella resa romanza sarebbe *Salwaldu (lat. Salualdus), poi (punto delicato) prende parte alla trasformazione fonetica lombarda (alpina) /a/ > /o/ quando seguito da /l/ + occlusiva (dentale?). Quindi: *Salvoldo. All'epoca della nascita dei cognomi, le famiglie nelle quali il nome Salvoldo era di uso tradizionale vengono identificate con "Salvoldi" come soprannome che diventa cognome.
Il 7 novembre 1340 (documento nell'Archivio di Gromo) arbitro del comune per definire i confini di un bosco sito in Val Sedornia fu tale Salvoldo de Bonvesinis di Ardesio e notaio dello stesso atto fu Salvoldo Ardesiense. Ma è facile riconoscere che qui non si tratta di cognomi bensì di nomi.
Sempre nel registro dell'Archivio Comunale di Gromo leggo: "9 ottobre 1439, Valgolio. Antonio del fu Giovanni de Negronibus di Novazza del Comune di Valgolio, console, Rogerio del fu Salvoldo de Cazagallis (qui Salvoldi non è cognome) canepario, Tadeo del fu Bono de Negronibus notaio, Ziliolo figlio di Bono de Negronibus, Petrobono de Cazagallis e Agnelo Zani de Negronibus credendari e gli uomini del suddetto comune di Valgolio, vendono a Giacomo e Simone del fu Betino de Acquilina di Colarete, del comune di Valgolio, una pezza di terra nella contrada di Colarete dichiarando di aver ricevuto il prezzo di lire 5 imperiali. Notaio Stefano del fu Gabriele de Robardis di Gromo".
Nell'anno 1267 dei Salvoldei furono soldati impegnati nell'assedio del borgo di Covo (e da questo assedio vittorioso Gromo ricevette il titolo di “borgo di Bergamo”). In questi anni il nome non è ancora passato ad essere cognome, però è patronimico.
Toninus Salvoldi Borandelli de Cazamalis console è citato come redattore in un atto del 14 gennaio 1442.
Leggiamo nello statuto del Comune di Gandellino (1446) che un certo "Iacomo q(uendam) Ottobello olim Salvoldo di Ripi" fu sindaco di Gandellino e sottoscrisse il suddetto Statuto del Comune. Sempre nell'archivio di Gromo: "13 luglio 1497, Gromo. Marchesino del fu Fachino Salvoldi de Salvoldis della Ripa del Comune di Gandellino, vende a Pietro del fu Franceschino detto Solferino di Gromo, una pezza di terra prativa e campiva, sita in Gandellino nella contrada de Ripis, nel luogo detto "supra Viam Seriole molendinorum", di due pertiche, dichiarando di aver ricevuto il prezzo di lire 100 imperiali. Lo stesso Pietro Solferino dà in locazione per 5 anni al suddetto Marchesino, venditore, la stessa pezza di terra, al fitto di una soma di frumento da consegnare alla casa del suddetto Franceschino alla fine del mese di Agosto di ogni anno. Notaio prete Giovanni Pietro del fu Antonio de Finimandis (originale, mm. 480x190. Pergamena in discreto stato di conservazione nonostante abbia lievi macchie di umidità)".
Ancora leggo: "12 novembre 1509, Contrada del Golio. Tonolo del fu Giovanni de Bonetis di Gromo, a suo nome e a quello del fratello Gioacchino rinuncia in favore di Paolo del fu Salvoldo console del Comune di Gandellino, dei sindaci e procuratori dello stesso Comune a tutte le sue proprietà, diritti e azioni sui boschi di Gandellino per lire 2000 imperiali che la Comunità si impegna a pagare in 5 anni, per lire 400 ogni anno e come garanzia delle quali vende ai suddetti fratelli tanti beni del Comune con patto di retrovendita. Notaio Giovanni Giacomo Bonicelli di Clusone (Originale membranaceo)".
E: "12 novembre 1509, Contrada di Golio. Pietro del fu Giacomo de Ripis, Bono de Robardis, sindaci del Comune di Gandellino vendono a Paolo del fu Salvoldo una pezza di terra prativa e campiva con una stalla sopra, in Gandellino, nel Prato Tezolle, di otto pertiche circa e al prezzo di lire 500 imperiali che saranno d adare per sciogliere i debiti della Comunità, con vincolo del compratore di avere l'onere di pagare ogni anno in perpetuo al Consorzio della Misericordia di Gandellino e alla Chiesa di S. Martino, soldi 15 imperiali. Notaio Michele de Robardis di Gromo (originale membranaceo)".
Sempre nello stesso archivio di Gromo leggo: "26 luglio 1572, Gromo. Benedetto del fu Bartolomeo de Salvoldis de La Ripa del Comune di Gandellino, investe Andriolo del fu Giovanni de Mascheris, di tutti i beni dotali della moglie Maria, che sono di lire 1120 imperiali. Notaio Evangelista del fu Pecino de Fugaziis di Clusone (Originale, mm. 640x170. Pergamena in discreto stato di conservazione)".
Nel 1620 notaio del Comune era Antonio di fu Carlo Salvoldi, il quale aggiunge dei fogli allo Statuto del Comune di Gandellino.
Nel 1844 i Salvoldi del ramo “Raisöla” si trasferiscono da Gandellino ad Ardesio.
Gli antichi avi da quel periodo in poi ebbero legami matrimoniali coi Filisetti, i Riccardi, i Cedroni, gli Zanoletti e gli Scandella. Circa la famiglia Fornoni sappiamo che un certo Giovanni Giacomo fu notaio nel 1516.
XIII-XV Secolo (Nome proprio)
Salvoldeo Martini de Martinis, Salvoldeo Zanole, Salvoldeo Zenoldi, Salvoldeo Buzelle (1267)
Salvoldo de Obertallis di Gandellino (ca. 1330)
Bruno (fl. 1380)
Salvoldo de Cazagallis (ca. 1414)
Rogerio (1439)
Salvoldo di Ripi (ca. 1356)
Ottobello (ca. 1381)
Giacomo (ca. 1406), Sindaco del Comune di Gandellino (1446)
XV-XVI secolo (Linea ipotetica)
Fachino Salvoldi de Salvoldis (ca. 1447)
Marchesino, suo figlio (fl. 1497)
Bartolomeo I (ca. 1522)
Benedetto, suo figlio (fl. 1572) – Maria
Carlo (ca. 1570)
XVII secolo (Linea storica)
Antonio (fl. 1620) – Giacoma Salvoldi
Bartolomeo II (1618-1702) – Domenica Cedroni (+1696)
Giovanni I (1665-1757) – Lucia Pasinetti (1672-1728)
Domenico I (1694-1770) – Francesca Franchina (1702-1772)
Domenico II (1727-?) – Elisabetta Zenoni
Bartolomeo III (1761-1817) – Teresa Cedroni
Domenico III (1797-1875) – Maria Giovanna Dordi (1803-1884)
Serafino (1837-?) 1.– (1859) Carmilia Zanoletti (1835-1872)
2.– (1873) Maria Filisetti (1842-1917)
Giosué Felice (1876-?) – Margherita Scandella (1879-?)
Giuseppe Giovanni II (1913-1985) – Gabriella Maria Fornoni (1916-1998)
Albert (1948) – Maria Venturina Fornoni (1953)
Daniele (1982) – Monica Samir Kamal Kamel Hanna (1983)
Il nome proprio maschile Salvoldeo o Salvoldo, come patronimico - al caso genitivo Salvoldei o Salvoldi, cioè 'figlio di Salvoldeo/Salvoldo', è passato ad essere cognome circa la fine del XV secolo. Compare come nome proprio nel 1267 e nel 1340 e ancora nel 1439, 1446 e 1509.
I Registri di Stato d'Anime della Parrocchia di Gandellino conservano una ricostruzione di tutti i rami della famiglia Salvoldi dall'inizio del XVII secolo fino all'inizio del XIX.
È possibile che il nome proprio derivi dalla forma latina Saluus Deus, 'Salva Dio', sul tipo Amadio, Sperandio, Graziadio etc. oppure dal germanico *Salwa-waldaz, o, più arcaico e occidentale, *Salwo-waldaz, 'potente scuro': *salwa-z 'scuro', *walda-z 'potente, re'. In tre fasi: il composto *Salwo-waldaz (protogermanico occidentale)/*Salwa-waldaz (orientale) viene usato come nome (non ci sono altri esempi) presso le tribù al confine dell'Impero; all'epoca delle migrazioni dei popoli, viene introdotto nella Romania come *Salwawalds (gotico?) o *Saloald (longobardo); continua a essere usato nei regni romano-germanici e si fissa nella tradizione onomastica di alcune famiglie. Nella resa romanza sarebbe *Salwaldu (lat. Salualdus), poi (punto delicato) prende parte alla trasformazione fonetica lombarda (alpina) /a/ > /o/ quando seguito da /l/ + occlusiva (dentale?). Quindi: *Salvoldo. All'epoca della nascita dei cognomi, le famiglie nelle quali il nome Salvoldo era di uso tradizionale vengono identificate con "Salvoldi" come soprannome che diventa cognome.
Il 7 novembre 1340 (documento nell'Archivio di Gromo) arbitro del comune per definire i confini di un bosco sito in Val Sedornia fu tale Salvoldo de Bonvesinis di Ardesio e notaio dello stesso atto fu Salvoldo Ardesiense. Ma è facile riconoscere che qui non si tratta di cognomi bensì di nomi.
Sempre nel registro dell'Archivio Comunale di Gromo leggo: "9 ottobre 1439, Valgolio. Antonio del fu Giovanni de Negronibus di Novazza del Comune di Valgolio, console, Rogerio del fu Salvoldo de Cazagallis (qui Salvoldi non è cognome) canepario, Tadeo del fu Bono de Negronibus notaio, Ziliolo figlio di Bono de Negronibus, Petrobono de Cazagallis e Agnelo Zani de Negronibus credendari e gli uomini del suddetto comune di Valgolio, vendono a Giacomo e Simone del fu Betino de Acquilina di Colarete, del comune di Valgolio, una pezza di terra nella contrada di Colarete dichiarando di aver ricevuto il prezzo di lire 5 imperiali. Notaio Stefano del fu Gabriele de Robardis di Gromo".
Nell'anno 1267 dei Salvoldei furono soldati impegnati nell'assedio del borgo di Covo (e da questo assedio vittorioso Gromo ricevette il titolo di “borgo di Bergamo”). In questi anni il nome non è ancora passato ad essere cognome, però è patronimico.
Toninus Salvoldi Borandelli de Cazamalis console è citato come redattore in un atto del 14 gennaio 1442.
Leggiamo nello statuto del Comune di Gandellino (1446) che un certo "Iacomo q(uendam) Ottobello olim Salvoldo di Ripi" fu sindaco di Gandellino e sottoscrisse il suddetto Statuto del Comune. Sempre nell'archivio di Gromo: "13 luglio 1497, Gromo. Marchesino del fu Fachino Salvoldi de Salvoldis della Ripa del Comune di Gandellino, vende a Pietro del fu Franceschino detto Solferino di Gromo, una pezza di terra prativa e campiva, sita in Gandellino nella contrada de Ripis, nel luogo detto "supra Viam Seriole molendinorum", di due pertiche, dichiarando di aver ricevuto il prezzo di lire 100 imperiali. Lo stesso Pietro Solferino dà in locazione per 5 anni al suddetto Marchesino, venditore, la stessa pezza di terra, al fitto di una soma di frumento da consegnare alla casa del suddetto Franceschino alla fine del mese di Agosto di ogni anno. Notaio prete Giovanni Pietro del fu Antonio de Finimandis (originale, mm. 480x190. Pergamena in discreto stato di conservazione nonostante abbia lievi macchie di umidità)".
Ancora leggo: "12 novembre 1509, Contrada del Golio. Tonolo del fu Giovanni de Bonetis di Gromo, a suo nome e a quello del fratello Gioacchino rinuncia in favore di Paolo del fu Salvoldo console del Comune di Gandellino, dei sindaci e procuratori dello stesso Comune a tutte le sue proprietà, diritti e azioni sui boschi di Gandellino per lire 2000 imperiali che la Comunità si impegna a pagare in 5 anni, per lire 400 ogni anno e come garanzia delle quali vende ai suddetti fratelli tanti beni del Comune con patto di retrovendita. Notaio Giovanni Giacomo Bonicelli di Clusone (Originale membranaceo)".
E: "12 novembre 1509, Contrada di Golio. Pietro del fu Giacomo de Ripis, Bono de Robardis, sindaci del Comune di Gandellino vendono a Paolo del fu Salvoldo una pezza di terra prativa e campiva con una stalla sopra, in Gandellino, nel Prato Tezolle, di otto pertiche circa e al prezzo di lire 500 imperiali che saranno d adare per sciogliere i debiti della Comunità, con vincolo del compratore di avere l'onere di pagare ogni anno in perpetuo al Consorzio della Misericordia di Gandellino e alla Chiesa di S. Martino, soldi 15 imperiali. Notaio Michele de Robardis di Gromo (originale membranaceo)".
Sempre nello stesso archivio di Gromo leggo: "26 luglio 1572, Gromo. Benedetto del fu Bartolomeo de Salvoldis de La Ripa del Comune di Gandellino, investe Andriolo del fu Giovanni de Mascheris, di tutti i beni dotali della moglie Maria, che sono di lire 1120 imperiali. Notaio Evangelista del fu Pecino de Fugaziis di Clusone (Originale, mm. 640x170. Pergamena in discreto stato di conservazione)".
Nel 1620 notaio del Comune era Antonio di fu Carlo Salvoldi, il quale aggiunge dei fogli allo Statuto del Comune di Gandellino.
Nel 1844 i Salvoldi del ramo “Raisöla” si trasferiscono da Gandellino ad Ardesio.
Gli antichi avi da quel periodo in poi ebbero legami matrimoniali coi Filisetti, i Riccardi, i Cedroni, gli Zanoletti e gli Scandella. Circa la famiglia Fornoni sappiamo che un certo Giovanni Giacomo fu notaio nel 1516.
XIII-XV Secolo (Nome proprio)
Salvoldeo Martini de Martinis, Salvoldeo Zanole, Salvoldeo Zenoldi, Salvoldeo Buzelle (1267)
Salvoldo de Obertallis di Gandellino (ca. 1330)
Bruno (fl. 1380)
Salvoldo de Cazagallis (ca. 1414)
Rogerio (1439)
Salvoldo di Ripi (ca. 1356)
Ottobello (ca. 1381)
Giacomo (ca. 1406), Sindaco del Comune di Gandellino (1446)
XV-XVI secolo (Linea ipotetica)
Fachino Salvoldi de Salvoldis (ca. 1447)
Marchesino, suo figlio (fl. 1497)
Bartolomeo I (ca. 1522)
Benedetto, suo figlio (fl. 1572) – Maria
Carlo (ca. 1570)
XVII secolo (Linea storica)
Antonio (fl. 1620) – Giacoma Salvoldi
Bartolomeo II (1618-1702) – Domenica Cedroni (+1696)
Giovanni I (1665-1757) – Lucia Pasinetti (1672-1728)
Domenico I (1694-1770) – Francesca Franchina (1702-1772)
Domenico II (1727-?) – Elisabetta Zenoni
Bartolomeo III (1761-1817) – Teresa Cedroni
Domenico III (1797-1875) – Maria Giovanna Dordi (1803-1884)
Serafino (1837-?) 1.– (1859) Carmilia Zanoletti (1835-1872)
2.– (1873) Maria Filisetti (1842-1917)
Giosué Felice (1876-?) – Margherita Scandella (1879-?)
Giuseppe Giovanni II (1913-1985) – Gabriella Maria Fornoni (1916-1998)
Albert (1948) – Maria Venturina Fornoni (1953)
Daniele (1982) – Monica Samir Kamal Kamel Hanna (1983)
giovedì 10 marzo 2011
L’incantevole fascino della Siria
Avevo scritto questo articolo-intervista qualche anno fa (era forse il 2006) in vista di una pubblicazione su un quotidiano locale; poi non se ne fece più niente e rimase salvato su un cd. L'ho ritrovato oggi, mi pare degno di essere condiviso.
La radio sta dando per la terza volta lo stesso brano assordante, una sorta di opera teatrale di chissà quale autore, dove i ritmi arabi cantilenanti si mescolano non senza grazia a melodie più familiari per l’orecchio di un europeo. Ci vuole un’ora di pullmino per lasciare la millenaria Aleppo, in cui è atterrato il nostro aereo, e raggiungere il piccolo villaggio di Saraqeb, nel distretto di Idlib, famoso in tutta la Siria per il suo gelato affumicato. Ci sono 27 gradi nonostante sia ottobre e il pullmino sfreccia, tuonando il clacson contro vecchissime auto americane anni ’50, nella nuovissima autostrada. Curiosa: senza caselli, né cavalcavia, tutto è lasciato al buonsenso degli autisti (poco), alla loro esperienza (molta, per fortuna) e alla volontà di Dio, in pieno accordo con l’Islam. Lungo l’autostrada cartelloni pubblicitari, a volte di imprese italiane, e l’onnipresente volto del vecchio Presidente Hafez al-Assad, padre dell’attuale Presidente Bashar: in tutte le salse, in tutti gli stili, in tutte le tecniche. Il nuovo Presidente ha dato segni di apertura, aprendo timidamente all’Occidente, dopotutto ha studiato medicina a Londra, ha sposato la donna che amava e ha fatto togliere parecchi dei manifesti di propaganda che saturavano lo spazio. Certo, l’affare libanese scotta, ma l’argomento politica è tabù, così come nominare “il Paese di sotto”, Israele.
È sera tardi quando alla casa della Missione Archeologica Italiana, una moderna costruzione impiantata su una corte centrale con pozzo, dove crescono rosse melegrane, ci aspetta il direttore, la Prof.ssa Stefania Mazzoni dell’Università di Pisa. Lavora qui da diversi anni ormai e dirige la Missione finanziata dalle Università di Pisa e Bologna, dal Ministero Affari Esteri e Ministero della Ricerca (PRIN). Una persona minuta ma estremamente energica, eppure affettuosa e spiritosa e per questo amata dai suoi studenti, stimata dai colleghi per la sua professionalità. È proverbiale la sua preparazione, per cui non è raro vederla, ad occhi chiusi, palpeggiare un frammento di ceramica, sentenziare la diagnosi: “Bronzo Antico IVb!” e constatare con soddisfazione una volta aperti gli occhi. Ci accoglie con materna cordialità, studenti e ricercatori giunti in Siria con un secondo volo a completare l’équipe della Missione, portando con noi dall’Italia giornali, salumi e caffè. Scopo del viaggio: completare il progetto di ricerca sul vicino Tell Deinit, effettuare una serie di ricognizioni preistoriche nell’assolata piana del Jazr, a sud di Aleppo (facendo attenzione a cobra e scorpioni), documentare alcuni tell (in arabo, colline che celano resti di antichi insediamenti) con l’ausilio della strumentazione topografica, terminare la schedatura delle migliaia di frammenti ceramici rinvenuti nella campagna di scavo della primavera precedente a Tell Afis. La Missione è composta da diversi docenti universitari, un nutrito gruppo di ricercatori, dottorandi e specializzandi in archeologia e – cosa piuttosto rara – da diversi studenti, che qui hanno la possibilità di sperimentare sul campo quanto appreso nella Vecchia Europa; a tutti questi si affiancano un paio di ispettori mandati da Damasco.
Saraqeb, a pochi chilometri da Tell Afis, è un piccolo villaggio di provincia. La Casa della Missione si affaccia sull’unica piazza del paese, a un tiro di schioppo da tre minareti di altrettante moschee, uno dei quali carico di ben 25 megafoni: si avvicina il Ramadan, il muezzin deve essere certo di poter raggiungere tutti quando annuncia la fine del digiuno o, peggio ancora, alle quattro del mattino, l’inizio dell’astinenza: “Allah è grande e Maometto è il suo Profeta”. Il Ramadan, mese sacro dei musulmani, durante il quale bisogna osservare un digiuno assoluto di acqua e cibo dall’alba fino al tramonto, è una ricchezza e una disgrazia insieme per un occidentale. In questo periodo è possibile avvicinarsi di più alla cultura musulmana, osservare – quasi divertiti – l’accorrere delle persone verso casa all’annuncio serale del “ora si mangia”. Per un’ora e mezza spariscono tutti, vanno a rifocillarsi, i negozi sono chiusi. In compenso, quando riaprono, restano aperti fino a notte fonda. Il Ramadan è però una disgrazia quando bisogna lavorare: gli operai sono debilitati per la mancanza di acqua, i tempi di lavoro sono necessariamente ridotti, l’orario si sposta inevitabimente verso il mattino presto. Inoltre, sebbene i non musulmani non siano tenuti a rispettare il digiuno, è una grave scortesia mangiare o bere in pubblico durante il giorno.
Saraqeb, si diceva, un piccolo paese di provincia. Un paio di farmacie, una delle quali gestite dal “capo villaggio”, un bazaar dove puoi acquistare di tutto (dalle merendine alla marmellata al tabacco per il narghilè), un negozietto di frutta secca, un negozio di informatica gestito da ragazzi, dove reperire cd vergini e copie pirata della Britney Spears siriana, un negozio di intimo femminile con in vetrina sgargianti giarrettiere e pitoni di piume, un cartolaio (innamorato pazzo di Susanna, geomorfologa della Missione), l’Internet point gestito dal giovane Yusuf, unico contatto con l’Italia, la casa, la famiglia. La Missione Italiana è ben vista, in primavera offre lavoro a molti operai, e sempre assume un cuoco-custode, un autista, una guida; gli archeologi si riforniscono poi nei negozi del villaggio, portando un po’ di benessere. Allo smaltimento dei rifiuti, ammassati nei contenitori pubblici, pensano, nell’ordine, gatti, galline, cani, bambini e poi un incendio controllato da qualche addetto. Di
gatti ne girano parecchi; una, che con pervicace tempismo ogni anno si ripresenta alla casa della Missione in stato interessante, si ostina a sonnecchiare sulla sedia dell’ufficio del direttore, incurante dell’allergia della Prof.ssa Mazzoni e delle minacce.
Il lavoro della Missione è scandito dalla settimana musulmana, che festeggia il venerdì come la nostra domenica. Il giovedì pomeriggio gli archeologi lo passano nella città di Aleppo, all’hammam, al Museo della Cittadella o più frequentemente persi nel souk medievale coperto, dove possono acquistare pregiati tappeti, argenti, stoffe importate dall’Iran o dal Pakhistan, essenze profumate e i caratteristici irresistibili cioccolatini che tentano la golosità del Prof. A. Archi, filologo dell’Università di Roma-la Sapienza che cura l’edizione delle tavolette di Ebla; golosità redarguita pubblicamente invano - in quanto costantemente disattesa di nascosto - dalla moglie Prof.ssa Mazzoni. Nel souk i visitatori possono entrare in contatto con la gente, parlare inglese, francese e un po’ di arabo e italiano, vedere le donne di casa fare la spesa, passare nei quartieri dei ferramenta, dei lanieri, dei tappezzieri, dei macellai, dei pellai, dei sarti. Il venerdì è invece dedicato a scoprire le sconvolgenti bellezze della Siria, che sono tanto affascinanti quanto poco note. La scarsità del turismo, pur non accompagnato da mancanza delle infrastrutture di base, è una gran benedizione: evita al visitatore le folle rumorose della Tunisia o dell’Egitto e l’assalto incontenibile dei venditori ambulanti e i prezzi sono davvero convenienti. Ogni palmo di terra qui evoca tempi passati in cui la Siria era teatro degli episodi fondamentali della grande storia: dai principati siro-palestinesi dell’Età del Bronzo a Ugarit, porto sul Mediterraneo ora coperto di fiori gialli e farfalle, ed Ebla, orgoglio e vanto dell’archeologia italiana in Siria, fino ai grandi sovrani ellenistici della dinastia seleucide che eressero metropoli come Laodicea (oggi Lattakia) e Apamea dalle tipiche colonne a scanalature tortili; dalle imponenti rovine romane di Bosra, che diede i natali a Filippo l’Arabo, di Emesa, città dell’imperatore Eliogabalo, e dell’oasi di Palmyra, che evoca la secessione di Odenato e Zenobia nel Tardo Impero, ai resti fantasma delle città bizantine abbandonate e del monastero di San Simeone lo Stilita; dai fasti dei Califfi Omayyadi di Damasco, che eressero la grandiosa moschea al di sopra del tempio romano, fino alle crociate, con il castello di Masyaf e l’imponente Krak des Chevaliers, inespugnata roccaforte dei Cavalieri Ospitalieri fino al XIV secolo e giù fino a sbiadite memorie napoleoniche, impresse nella fantasia del viaggiatore. La Siria nasconde ricchezze enormi, che derivano da un passato glorioso dove culture e popoli si incontravano e a volte si scontravano. L’eredità è oggi una Siria multiculturale, dove alla maggioranza musulmana si affiancano antiche e numerose comunità di religione cristiana, in un clima di pacifica convivenza, nonostante o forse grazie al regime.
In partenza per la missione primaverile del 2006, abbiamo intervistato la Prof.ssa Stefania Mazzoni, Direttore della Missione Archeologica Italiana a Tell Afis e Professore Ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente, di Preistoria e Protostoria del Vicino Oriente e di Archeologia fenicio-punica all’Università di Pisa, ponendole alcune domande sulla sua attività in Siria.
- Prof.ssa Mazzoni, c'è un maggiore interesse della gente comune, degli studenti, delle Istituzioni per il Suo lavoro in generale dopo che il Vicino Oriente è tristemente tornato alla ribalta per i fatti di sangue degli ultimi anni? In che modo si esplicita?
Devo ammettere che l'interesse è grande per l'archeologia in genere, ma non si lega alle notizie spesso drammatiche del Vicino Oriente, anzi, talvolta, mi spiace notare una certa indifferenza alla realtà attuale, un distacco dalla situazione economica, politica e sociale attuale, che pure riempie le pagine dei nostri giornali. Spesso le conoscenze di studenti oltre che della gente comune sono molto limitate e viziate da luoghi comuni, da preconcetti. Un esempio è offerto dal turismo italiano diminuito fortemente nel Medio Oriente a fronte di quello spagnolo, francese, tedesco in chiaro aumento e non dico certo nei paesi che hanno subito attentati recentemente ma in paesi che non hanno mai avuto problemi.
- Lei ha lavorato diversi anni con Paolo Matthiae, direttore della famosa missione archeologica di Ebla dell'Università di Roma-la Sapienza, e che ha organizzato una celebre mostra a Roma ("Ebla, alle origini della civiltà urbana”) sulla civiltà siriana. Quale potrebbe o dovrebbe essere il ruolo dell'archeologia (italiana) nel rapporto difficile fra Oriente e Occidente nel cosiddetto "scontro di civiltà"?
Nell'ambito dell'archeologia e in genere della ricerca scientifica lo scontro tra civiltà per fortuna cede spazio ad un incontro tra studiosi attraverso i confini politici ed ideologici; razionalismo e ansia del nuovo ci accomunano senza barriere. Per questo direi che è la ricerca in genere a poter costituire un fattore di comunicazione interculturale. L'archeologia in più recuperando intrecci di civiltà succedutesi in tempi e spazi diversi può offrire testimonia di eredità comuni di un passato millenario.
Com'è il rapporto con le istituzioni siriane? E con la gente comune in Siria?
Ottimo da sempre grazie a due fattori importanti, il primo è fin dal passato la presenza di una classe di funzionari, tecnici del patrimonio culturale locale, archeologi, particolarmente illuminato, aperto proprio alle collaborazioni con tutti i paesi esteri; il risultato è che oggi operano in Siria circa 80 istituzioni da tutto il mondo e
già così era dagli anni '60: non solo le missioni tradizionali francesi, inglesi e tedesche, ma americane, giapponesi e di tutta l'Europa; si fa prima a dire chi manca! Il secondo fattore è l'interesse delle istituzioni politiche verso la cultura, il patrimonio archeologico, i beni culturali, che ha portato allo sviluppo oggi di grandi parchi archeologici, come Ebla. A riprova della stabilità dell'impegno politico verso il settore è la nomina recentissima di un vice-presidente per la cultura.
Come Le è nato l'interesse per l'Oriente?
Si comincia sempre perché coltivati dai genitori, un libro di egittologia di mia madre, poi il passaggio in India verso i 15 anni, poi la scoperta del Vicino Oriente, così dinamico e propulsivo di novità, così "interculturale" tra società autonome ma profondamente compenetrate.
Quali sono stati il Suo percorso di studi e la Sua carriera accademica?
Fortunati in un periodo nel quale l'accesso dei giovani alla ricerca era possibile, lavorando ed impegnandosi, non come oggi. Università di Roma e poi a Pisa dal 1975.
Che progetti sta curando al momento?
La missione archeologica di Tell Afis è certo il progetto più complesso: è uno scavo che impegna tra colleghi e studenti e collaboratori vari circa 40 persone.
Qual è stata la scoperta più emozionante della Sua carriera?
L'archivio di Ebla con quel mare di tavolette cuneiformi impensabili (allora) per la Siria del 2300 a.C.? O forse quando si aprì un varco nel pavimento di una sala del palazzo del 1600 a.C. sempre a Ebla e sotto, scendendo in un cunicolo (un po’ polveroso a dire il vero) apparvero qualche giara, poi dei bracciali d'oro a tortiglione, poi...? No, forse quando, e sempre a Ebla, nel lontano... meglio tralasciare... un operaio raccolse dal terreno un frammento di argilla con tanti piccoli cunei... ah, un frammento di tavoletta cuneiforme, la prima trovata a Ebla: eh, la solita fortuna dei nuovi arrivati!
Si vocifera fra gli studenti che il varco Le si sia aperto sotto i piedi al Suo passaggio e che Lei sia caduta dentro la tomba che avrebbe così scoperto. Verità o leggenda?
Si è aperto un varco e per fortuna non sono caduta, ero nelle vicinanze. La fortuna aiuta comunque! Ma saremmo entrati dalla porta principale dell'ipogeo che giaceva nella sala vicina che comunque dovevamo scavare.
Può brevemente parlarci di Tell Afis? Quale importanza ha il sito nel Vicino Oriente? Di cosa si occuperà la missione che sta per partire?
Tell Afis fu sede di un regno governato intorno all'800 a.C. dagli Aramei, che allora dominavano la Siria opponendosi a lungo agli Assiri. Ma la sua storia ha origine più antiche, fin nell'età calcolitica, quando fu centro fortificato con mura megalitiche, intorno al 3500, e poi continuò a svilupparsi tra 2300 e 1700 a.C. diventando un centro di circa 30 ha. fortificato interamente. Tra 1300 e 735 a.C. si sviluppò trasformandosi in una città con edifici cerimoniali, templi, granai, mura. Ogni anno si porta alla luce con pazienza e lentezza un frammento di questo puzzle complesso; sappiamo che il quadro completo non si riuscirà mai a ricomporre, eppure basta un tassello, anche minore per aiutarci a comprendere meglio questo lungo alternarsi di culture su una durata priva di confronti. L'ultimo è stata la scoperta di un frammento di iscrizione in aramaico che cita il potente re di Aram-Damasco, Hazael, trovato tra i resti di un grande edificio pubblico dove concentreremo i nostri sforzi nei prossimi due mesi.
La radio sta dando per la terza volta lo stesso brano assordante, una sorta di opera teatrale di chissà quale autore, dove i ritmi arabi cantilenanti si mescolano non senza grazia a melodie più familiari per l’orecchio di un europeo. Ci vuole un’ora di pullmino per lasciare la millenaria Aleppo, in cui è atterrato il nostro aereo, e raggiungere il piccolo villaggio di Saraqeb, nel distretto di Idlib, famoso in tutta la Siria per il suo gelato affumicato. Ci sono 27 gradi nonostante sia ottobre e il pullmino sfreccia, tuonando il clacson contro vecchissime auto americane anni ’50, nella nuovissima autostrada. Curiosa: senza caselli, né cavalcavia, tutto è lasciato al buonsenso degli autisti (poco), alla loro esperienza (molta, per fortuna) e alla volontà di Dio, in pieno accordo con l’Islam. Lungo l’autostrada cartelloni pubblicitari, a volte di imprese italiane, e l’onnipresente volto del vecchio Presidente Hafez al-Assad, padre dell’attuale Presidente Bashar: in tutte le salse, in tutti gli stili, in tutte le tecniche. Il nuovo Presidente ha dato segni di apertura, aprendo timidamente all’Occidente, dopotutto ha studiato medicina a Londra, ha sposato la donna che amava e ha fatto togliere parecchi dei manifesti di propaganda che saturavano lo spazio. Certo, l’affare libanese scotta, ma l’argomento politica è tabù, così come nominare “il Paese di sotto”, Israele.
È sera tardi quando alla casa della Missione Archeologica Italiana, una moderna costruzione impiantata su una corte centrale con pozzo, dove crescono rosse melegrane, ci aspetta il direttore, la Prof.ssa Stefania Mazzoni dell’Università di Pisa. Lavora qui da diversi anni ormai e dirige la Missione finanziata dalle Università di Pisa e Bologna, dal Ministero Affari Esteri e Ministero della Ricerca (PRIN). Una persona minuta ma estremamente energica, eppure affettuosa e spiritosa e per questo amata dai suoi studenti, stimata dai colleghi per la sua professionalità. È proverbiale la sua preparazione, per cui non è raro vederla, ad occhi chiusi, palpeggiare un frammento di ceramica, sentenziare la diagnosi: “Bronzo Antico IVb!” e constatare con soddisfazione una volta aperti gli occhi. Ci accoglie con materna cordialità, studenti e ricercatori giunti in Siria con un secondo volo a completare l’équipe della Missione, portando con noi dall’Italia giornali, salumi e caffè. Scopo del viaggio: completare il progetto di ricerca sul vicino Tell Deinit, effettuare una serie di ricognizioni preistoriche nell’assolata piana del Jazr, a sud di Aleppo (facendo attenzione a cobra e scorpioni), documentare alcuni tell (in arabo, colline che celano resti di antichi insediamenti) con l’ausilio della strumentazione topografica, terminare la schedatura delle migliaia di frammenti ceramici rinvenuti nella campagna di scavo della primavera precedente a Tell Afis. La Missione è composta da diversi docenti universitari, un nutrito gruppo di ricercatori, dottorandi e specializzandi in archeologia e – cosa piuttosto rara – da diversi studenti, che qui hanno la possibilità di sperimentare sul campo quanto appreso nella Vecchia Europa; a tutti questi si affiancano un paio di ispettori mandati da Damasco.
Saraqeb, a pochi chilometri da Tell Afis, è un piccolo villaggio di provincia. La Casa della Missione si affaccia sull’unica piazza del paese, a un tiro di schioppo da tre minareti di altrettante moschee, uno dei quali carico di ben 25 megafoni: si avvicina il Ramadan, il muezzin deve essere certo di poter raggiungere tutti quando annuncia la fine del digiuno o, peggio ancora, alle quattro del mattino, l’inizio dell’astinenza: “Allah è grande e Maometto è il suo Profeta”. Il Ramadan, mese sacro dei musulmani, durante il quale bisogna osservare un digiuno assoluto di acqua e cibo dall’alba fino al tramonto, è una ricchezza e una disgrazia insieme per un occidentale. In questo periodo è possibile avvicinarsi di più alla cultura musulmana, osservare – quasi divertiti – l’accorrere delle persone verso casa all’annuncio serale del “ora si mangia”. Per un’ora e mezza spariscono tutti, vanno a rifocillarsi, i negozi sono chiusi. In compenso, quando riaprono, restano aperti fino a notte fonda. Il Ramadan è però una disgrazia quando bisogna lavorare: gli operai sono debilitati per la mancanza di acqua, i tempi di lavoro sono necessariamente ridotti, l’orario si sposta inevitabimente verso il mattino presto. Inoltre, sebbene i non musulmani non siano tenuti a rispettare il digiuno, è una grave scortesia mangiare o bere in pubblico durante il giorno.
Saraqeb, si diceva, un piccolo paese di provincia. Un paio di farmacie, una delle quali gestite dal “capo villaggio”, un bazaar dove puoi acquistare di tutto (dalle merendine alla marmellata al tabacco per il narghilè), un negozietto di frutta secca, un negozio di informatica gestito da ragazzi, dove reperire cd vergini e copie pirata della Britney Spears siriana, un negozio di intimo femminile con in vetrina sgargianti giarrettiere e pitoni di piume, un cartolaio (innamorato pazzo di Susanna, geomorfologa della Missione), l’Internet point gestito dal giovane Yusuf, unico contatto con l’Italia, la casa, la famiglia. La Missione Italiana è ben vista, in primavera offre lavoro a molti operai, e sempre assume un cuoco-custode, un autista, una guida; gli archeologi si riforniscono poi nei negozi del villaggio, portando un po’ di benessere. Allo smaltimento dei rifiuti, ammassati nei contenitori pubblici, pensano, nell’ordine, gatti, galline, cani, bambini e poi un incendio controllato da qualche addetto. Di
gatti ne girano parecchi; una, che con pervicace tempismo ogni anno si ripresenta alla casa della Missione in stato interessante, si ostina a sonnecchiare sulla sedia dell’ufficio del direttore, incurante dell’allergia della Prof.ssa Mazzoni e delle minacce.
Il lavoro della Missione è scandito dalla settimana musulmana, che festeggia il venerdì come la nostra domenica. Il giovedì pomeriggio gli archeologi lo passano nella città di Aleppo, all’hammam, al Museo della Cittadella o più frequentemente persi nel souk medievale coperto, dove possono acquistare pregiati tappeti, argenti, stoffe importate dall’Iran o dal Pakhistan, essenze profumate e i caratteristici irresistibili cioccolatini che tentano la golosità del Prof. A. Archi, filologo dell’Università di Roma-la Sapienza che cura l’edizione delle tavolette di Ebla; golosità redarguita pubblicamente invano - in quanto costantemente disattesa di nascosto - dalla moglie Prof.ssa Mazzoni. Nel souk i visitatori possono entrare in contatto con la gente, parlare inglese, francese e un po’ di arabo e italiano, vedere le donne di casa fare la spesa, passare nei quartieri dei ferramenta, dei lanieri, dei tappezzieri, dei macellai, dei pellai, dei sarti. Il venerdì è invece dedicato a scoprire le sconvolgenti bellezze della Siria, che sono tanto affascinanti quanto poco note. La scarsità del turismo, pur non accompagnato da mancanza delle infrastrutture di base, è una gran benedizione: evita al visitatore le folle rumorose della Tunisia o dell’Egitto e l’assalto incontenibile dei venditori ambulanti e i prezzi sono davvero convenienti. Ogni palmo di terra qui evoca tempi passati in cui la Siria era teatro degli episodi fondamentali della grande storia: dai principati siro-palestinesi dell’Età del Bronzo a Ugarit, porto sul Mediterraneo ora coperto di fiori gialli e farfalle, ed Ebla, orgoglio e vanto dell’archeologia italiana in Siria, fino ai grandi sovrani ellenistici della dinastia seleucide che eressero metropoli come Laodicea (oggi Lattakia) e Apamea dalle tipiche colonne a scanalature tortili; dalle imponenti rovine romane di Bosra, che diede i natali a Filippo l’Arabo, di Emesa, città dell’imperatore Eliogabalo, e dell’oasi di Palmyra, che evoca la secessione di Odenato e Zenobia nel Tardo Impero, ai resti fantasma delle città bizantine abbandonate e del monastero di San Simeone lo Stilita; dai fasti dei Califfi Omayyadi di Damasco, che eressero la grandiosa moschea al di sopra del tempio romano, fino alle crociate, con il castello di Masyaf e l’imponente Krak des Chevaliers, inespugnata roccaforte dei Cavalieri Ospitalieri fino al XIV secolo e giù fino a sbiadite memorie napoleoniche, impresse nella fantasia del viaggiatore. La Siria nasconde ricchezze enormi, che derivano da un passato glorioso dove culture e popoli si incontravano e a volte si scontravano. L’eredità è oggi una Siria multiculturale, dove alla maggioranza musulmana si affiancano antiche e numerose comunità di religione cristiana, in un clima di pacifica convivenza, nonostante o forse grazie al regime.
In partenza per la missione primaverile del 2006, abbiamo intervistato la Prof.ssa Stefania Mazzoni, Direttore della Missione Archeologica Italiana a Tell Afis e Professore Ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente, di Preistoria e Protostoria del Vicino Oriente e di Archeologia fenicio-punica all’Università di Pisa, ponendole alcune domande sulla sua attività in Siria.
- Prof.ssa Mazzoni, c'è un maggiore interesse della gente comune, degli studenti, delle Istituzioni per il Suo lavoro in generale dopo che il Vicino Oriente è tristemente tornato alla ribalta per i fatti di sangue degli ultimi anni? In che modo si esplicita?
Devo ammettere che l'interesse è grande per l'archeologia in genere, ma non si lega alle notizie spesso drammatiche del Vicino Oriente, anzi, talvolta, mi spiace notare una certa indifferenza alla realtà attuale, un distacco dalla situazione economica, politica e sociale attuale, che pure riempie le pagine dei nostri giornali. Spesso le conoscenze di studenti oltre che della gente comune sono molto limitate e viziate da luoghi comuni, da preconcetti. Un esempio è offerto dal turismo italiano diminuito fortemente nel Medio Oriente a fronte di quello spagnolo, francese, tedesco in chiaro aumento e non dico certo nei paesi che hanno subito attentati recentemente ma in paesi che non hanno mai avuto problemi.
- Lei ha lavorato diversi anni con Paolo Matthiae, direttore della famosa missione archeologica di Ebla dell'Università di Roma-la Sapienza, e che ha organizzato una celebre mostra a Roma ("Ebla, alle origini della civiltà urbana”) sulla civiltà siriana. Quale potrebbe o dovrebbe essere il ruolo dell'archeologia (italiana) nel rapporto difficile fra Oriente e Occidente nel cosiddetto "scontro di civiltà"?
Nell'ambito dell'archeologia e in genere della ricerca scientifica lo scontro tra civiltà per fortuna cede spazio ad un incontro tra studiosi attraverso i confini politici ed ideologici; razionalismo e ansia del nuovo ci accomunano senza barriere. Per questo direi che è la ricerca in genere a poter costituire un fattore di comunicazione interculturale. L'archeologia in più recuperando intrecci di civiltà succedutesi in tempi e spazi diversi può offrire testimonia di eredità comuni di un passato millenario.
Com'è il rapporto con le istituzioni siriane? E con la gente comune in Siria?
Ottimo da sempre grazie a due fattori importanti, il primo è fin dal passato la presenza di una classe di funzionari, tecnici del patrimonio culturale locale, archeologi, particolarmente illuminato, aperto proprio alle collaborazioni con tutti i paesi esteri; il risultato è che oggi operano in Siria circa 80 istituzioni da tutto il mondo e
già così era dagli anni '60: non solo le missioni tradizionali francesi, inglesi e tedesche, ma americane, giapponesi e di tutta l'Europa; si fa prima a dire chi manca! Il secondo fattore è l'interesse delle istituzioni politiche verso la cultura, il patrimonio archeologico, i beni culturali, che ha portato allo sviluppo oggi di grandi parchi archeologici, come Ebla. A riprova della stabilità dell'impegno politico verso il settore è la nomina recentissima di un vice-presidente per la cultura.
Come Le è nato l'interesse per l'Oriente?
Si comincia sempre perché coltivati dai genitori, un libro di egittologia di mia madre, poi il passaggio in India verso i 15 anni, poi la scoperta del Vicino Oriente, così dinamico e propulsivo di novità, così "interculturale" tra società autonome ma profondamente compenetrate.
Quali sono stati il Suo percorso di studi e la Sua carriera accademica?
Fortunati in un periodo nel quale l'accesso dei giovani alla ricerca era possibile, lavorando ed impegnandosi, non come oggi. Università di Roma e poi a Pisa dal 1975.
Che progetti sta curando al momento?
La missione archeologica di Tell Afis è certo il progetto più complesso: è uno scavo che impegna tra colleghi e studenti e collaboratori vari circa 40 persone.
Qual è stata la scoperta più emozionante della Sua carriera?
L'archivio di Ebla con quel mare di tavolette cuneiformi impensabili (allora) per la Siria del 2300 a.C.? O forse quando si aprì un varco nel pavimento di una sala del palazzo del 1600 a.C. sempre a Ebla e sotto, scendendo in un cunicolo (un po’ polveroso a dire il vero) apparvero qualche giara, poi dei bracciali d'oro a tortiglione, poi...? No, forse quando, e sempre a Ebla, nel lontano... meglio tralasciare... un operaio raccolse dal terreno un frammento di argilla con tanti piccoli cunei... ah, un frammento di tavoletta cuneiforme, la prima trovata a Ebla: eh, la solita fortuna dei nuovi arrivati!
Si vocifera fra gli studenti che il varco Le si sia aperto sotto i piedi al Suo passaggio e che Lei sia caduta dentro la tomba che avrebbe così scoperto. Verità o leggenda?
Si è aperto un varco e per fortuna non sono caduta, ero nelle vicinanze. La fortuna aiuta comunque! Ma saremmo entrati dalla porta principale dell'ipogeo che giaceva nella sala vicina che comunque dovevamo scavare.
Può brevemente parlarci di Tell Afis? Quale importanza ha il sito nel Vicino Oriente? Di cosa si occuperà la missione che sta per partire?
Tell Afis fu sede di un regno governato intorno all'800 a.C. dagli Aramei, che allora dominavano la Siria opponendosi a lungo agli Assiri. Ma la sua storia ha origine più antiche, fin nell'età calcolitica, quando fu centro fortificato con mura megalitiche, intorno al 3500, e poi continuò a svilupparsi tra 2300 e 1700 a.C. diventando un centro di circa 30 ha. fortificato interamente. Tra 1300 e 735 a.C. si sviluppò trasformandosi in una città con edifici cerimoniali, templi, granai, mura. Ogni anno si porta alla luce con pazienza e lentezza un frammento di questo puzzle complesso; sappiamo che il quadro completo non si riuscirà mai a ricomporre, eppure basta un tassello, anche minore per aiutarci a comprendere meglio questo lungo alternarsi di culture su una durata priva di confronti. L'ultimo è stata la scoperta di un frammento di iscrizione in aramaico che cita il potente re di Aram-Damasco, Hazael, trovato tra i resti di un grande edificio pubblico dove concentreremo i nostri sforzi nei prossimi due mesi.
martedì 1 marzo 2011
Brevi considerazioni sulla musica
La musica; se ci pensate è l’unica fra le antiche arti che agisce su una diversa dimensione: non spazio, la musica è soprattutto tempo. I quadri e le statue, nei musei si coprono di polvere: sono morti, definitivamente. Lo spettatore vi passa davanti ora annoiato ora entusiasmato, ma l’opera non reagisce: un cadavere. E l’autore quasi non si vede: hai un bel d’affare ad immaginarne gli stati d’animo. Prima degli Impressionisti era quasi impossibile, salvo un Fra’ Galgario o pochi altri.
Ma la musica (e per musica intendo La Musica, non Alex Britti o la Tatangelo) è viva. L’arcano autore ne ha steso i tempi su carta, il novello decifratore la decripta e la resuscita, e con essa resuscita il compositore: è una liturgia del tempo dove il musicista è vero sacerdote, il compositore la deità venerata, le note sono i fumi dell’incenso. Il tempo è il tempo presente, il tempo in cui noi viviamo, il nostro tempo: la musica lo percorre, lo attraversa, ci attraversa, mentre respiriamo e sbattiamo le ciglia. Non si può che rabbrividire se pensiamo che questa stessa melodia è stata canticchiata niente meno che… tre secoli fa da Haendel, Bach o Telemann; era nelle loro teste come ora passa nelle nostre, nota per nota, arpeggio dopo arpeggio, trillo dopo trillo… è risuonata felicemente nelle orecchie del Principe Elettore di Sassonia, del Re di Prussia e di chissà chi, gente comune che andava a messa la domenica e sentiva una cantata di Bach – gratis e diretta da lui. Se ne saranno mai resi conto? Questa magia racchiusa in un foglio diventa tempo, grazie ai movimenti – che a veder suonata la musica dal vivo sanno veramente del magico-liturgico, di un musicista. Mai visto una violoncellista muovere le mani sulle corde con quella rapidità sorprendente? O un organista spostare contemporaneamente le due mani su due tastiere diverse e i piedi sull’intera pedaliera? Non posso che provare vera ammirazione ed invidia per costoro! Si dice che Bach sapesse suonare al pedale dell’organo (cioè alla tastiera che si suona coi piedi) pezzi ritenuti difficili da suonare con le mani sulla tastiera; sembra che dicesse: non è difficile, basta premere il tasto giusto al suo momento.
La sapiente arte della composizione sa artificiosamente condurre ad effetti sentimentali mirati: la Ciaccona in Fa minore per organo di Johann Pachelbel (1653-1706), che è per inciso il mio brano preferito, è imperniata sul cosiddetto tetracordo minore discendente che era divenuto raffinato strumento per esprimere “affetti dolorosi”, pianto, lamento, malinconia. L’effetto è riuscitissimo, perché il pezzo, come la simile Ciaccona in Re minore (che testimonia il talento di Pachelbel per le forme a variazione), ha un che di drammatico difficile da esprimere a parole, ed è questo continuo sospirare delle canne dell'organo che rende così belli ed intensi i due brani, al tempo stesso dignitosamente sofferenti e solennemente misurati. Una persona innamorata si strugge sopra di esso come su certe arie dell’Orfeo di Monteverdi (1567-1643). J. Pachelbel pubblicò il libro che contiene questo brano, Musikalische Sterbensgedanken (Pensieri musicali sulla morte; già l’idea di musicare dei pensieri è sublime) dopo il doloroso distacco dal figlioletto e dalla moglie a causa di una pestilenza. Lo stesso potrebbe valere per la potenza espressiva del Requiem di Mozart (1756-1791) e della Music on the Death of Queen Mary di H. Purcell (1659-1695), che il compositore appena 36enne scrisse per la Regina inglese, ma probabilmente pensava a se stesso (sarebbe morto nel novembre dello stesso 1695).
Infine, noi oggi prendiamo un cd dallo scaffale e lo ascoltiamo quante volte lo vogliamo, anche mentre stiamo stirando o studiando, mentre ceniamo galantemente, mentre facciamo footing, durante “l’ignobile rito” (se qualcuno tiene della musica nella toilette). Non voglio parlare di rispetto dovuto a certa musica, dopotutto la fama porta anche a questo e non del tutto ingiustamente. Noi abbiamo la televisione, Internet, il lettore mp3; una volta la gente andava ai Vespri la sera, ci stava tre ore, ma non aveva altro spettacolo. In passato la gente sentiva una certa musica probabilmente una sola volta nella vita.
giovedì 10 febbraio 2011
Supporting Egypt, manifestation in Pisa, 5th February 2011
We asked the people of Pisa, Italy, to leave a solidarity message for the Egyptians.
This is the video we made and some pics of the demonstration, which involved Italians, Egyptians, Tunisians, Palestinians and Syrians... Thanks to Monica Hanna, Costanza Odierna and Federica Facchetti.
http://www.youtube.com/watch?v=83PDzOZIzvA
This is the video we made and some pics of the demonstration, which involved Italians, Egyptians, Tunisians, Palestinians and Syrians... Thanks to Monica Hanna, Costanza Odierna and Federica Facchetti.
http://www.youtube.com/watch?v=83PDzOZIzvA
domenica 2 gennaio 2011
"La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!"
Il mio primo contatto con i copti ortodossi in Egitto fu nel 2005. Facevo un soggiorno di studio al Cairo da qualche settimana quando, vagando per Down Town, mi imbattei in una chiesa copta. Entrai per curiosità anche egittologica – i copti sono in qualche modo gli eredi delle tradizioni e della lingua dell’antico Egitto: stavano celebrando un battesimo. La gente era incuriosita dalla mia presenza, ma mi sorridevano e non mi impedirono di fare un breve filmato che immortalasse il canto melodioso dei diaconi e i vocalizzi “beduini” che le donne facevano con la lingua. Alla fine della celebrazione un sacerdote distribuiva del pane, seppi dopo che era chiamato urban, il pane del pellegrino. In tempi antichi, quando le chiese erano poche, la gente camminava anche molti chilometri a digiuno per partecipare alla messa. Alla fine della liturgia la chiesa distruibuiva dei panini caldi di forno per sfamare i fedeli. Ne presi un boccone e il sacerdote mi sorrise, pregandomi di prenderlo però con la mano destra e non con la sinistra che avevo teso.
Da quella volta i miei viaggi in Egitto si moltiplicarono, fino al 2009, quando sposai mia moglie Monica, una copta ortodossa i cui genitori sono originari del Medio Egitto. Due zii sacerdoti, di cui uno emigrato negli USA per sfuggire alle persecuzioni, la famiglia di Monica è molto religiosa e vanta una lunga e prestigiosa tradizione familiare.
Le chiese copte sono piene di giovani entusiasti, sorridenti, allegri, che cantano e pregano con il cuore. Passai il mio primo Natale ortodosso il 7 gennaio del 2008: non era un gozzovigliare commerciale e vacuo come in Europa. Gesù era nato nell’anonimato di una stalla, ignorato da tutti: così al Cairo non vi sono luminarie anche se i negozi copti, ma a volte anche musulmani, espongono qua e là un Babbo Natale o una ghirlanda luminosa. La vigilia di Natale è una festa grandiosa per tutti i copti, la liturgia dura tantissimo, almeno tre ore, ma la chiesa è stracolma di gente sorridente. La mattina di Natale ci si sveglia alle 7; mia moglie canta in un coro di giovani che ogni anno accompagnano uno di loro vestito da Babbo Natale in una decina di orfanotrofi. Per sicurezza, Babbo Natale scende dalla macchina proprio di fronte alla porta dell’orfanotrofio, ogni tanto vola qualche insulto. Si canta coi bambini, gli occhi pieni di lacrime di fronte a tanta sofferenza: volontari e monache si prendono cura di questi bambini abbandonati, senza famiglia. Dopo il lungo giro per la città, il cuore gonfio di tenerezza, si va finalmente a pranzo. Mia suocera ha preparato un tacchino leggendario da 10 chili. Si festeggia in famiglia, si ride. Ecco lo spirito del Natale.
Per i copti la vita non è facile in Egitto. La chiesa venne fondata tradizionalmente dalla predicazione di San Marco evangelista. Il vescovo di Alessandria, il patriarca, divenne presto una delle figure più importanti dell’Impero romano, assieme al vescovo di Roma, di Antiochia e di Costantinopoli. Il concilio di Calcedonia (451 d.C.) vide la prima separazione fra le chiese: le comunità copta, armena e siriaca si separarono dalle altre e diventarono autonome, prima ancora del grande scisma fra Roma e Bisanzio. Da allora un cammino separato, ma con molti valori condivisi: il monachesimo, fondato in Egitto da S. Antonio il Grande, la venerazione per i santi e per la Madre di Dio. Poi le persecuzioni. Perché mentre la chiesa di Roma si avviava verso la sua stagione più ricca e più sfacciata, quella della formazione di una stato in grado di competere con l’Impero germanico, quella copta gradatamente assieme alle altre chiese orientali conosceva l’amara conquista dell’Islam. Dopo una prima convivenza pacifica e libertaria, il regime si fece oppressivo, e le persecuzioni non mancarono: chiese distrutte, monasteri razziati, conversioni forzate, discriminazioni.
La chiesa copta oggi vive una stagione di rinascita, pur scossa dai recenti attentati e dalle violenze. Tuttavia le bombe sono solo la punta di un iceberg, il lato estremo ed eclatante di una violenza quotidiana feroce e spesso meschina. Le discriminazioni ovviamente non sono in forma di legge, ma aggirare la legge è molto facile. Alcuni esempi. In un processo dove un fanatico islamico uccide un copto, il giudice schierato ha diverse possibilità: può rimandare all’infinito l’udienza, dichiarare l’imputato infermo di mente oppure condannarlo, ma dargli una pena diversa da quella prevista per l’omicidio. Divieto di sosta: vale per tutti, ma se la macchina parcheggiata ha una croce attaccata allo specchietto sono sicuro che è un copto e quindi gli faccio la multa: questo succede regolarmente sotto Natale o sotto Pasqua davanti alle chiese. Ancora: un musulmano che si converte al cristianesimo non può cambiare questo status sulla carta d’identità (la religione è infatti esplicitata sui documenti ufficiali). Sua figlia, nata cristiana da madre cristiana e padre convertito, sarà ufficialmente musulmana sui documenti, quindi non potrà sposare un cristiano. L’anno scorso durante il digiuno di Ramadan alcune persone vennero addirittura arrestate ad Assuan per aver fatto la spesa durante le ore di digiuno. Il Ministro degli Interni disse non senza involontario umorismo che era un’azione dimostrativa contro i fanatici islamici, per far vedere come sarebbe duro vivere in Egitto se si applicasse alla lettera la sha’ria, la legge islamica. Nel 2009 a seguito del panico causato dai media riguardo all’influenza suina, l’Egitto decise di eliminare tutti i maiali presenti nel Paese. La decisione è andata a colpire soprattutto la comunità cristiana, che allevava i maiali e li utilizzava anche per smaltire le tonnellate di rifiuti prodotte dalla metropli nordafricana. L’economia degli allevatori copti è stata messa in ginocchio e contemporaneamente la città è stata invasa dai rifiuti.
A questo atteggiamento de facto dello Stato nei confronti dei copti si affianca la facciata, con gli auguri di Natale al papa copto Shenuda III da parte del capo dello stato, la presenza di membri del gabinetto di governo alle celebrazioni solenni della chiesa copta, le parole di cordialità scambiate fra i membri del clero e gli imam e gli sceicchi delle moschee più influenti, a partire dal al-Azhar. Copti autorevoli siedono nel parlamento egiziano, il Ministro dell’Economia dal 2004 è un copto, Yussif Butros Ghali, nipote di quel Butros Ghali per anni a capo dell’ONU e a sua volta nipote di un primo ministro ai tempi della monarchia di re Fuad I. Uno degli uomini più ricchi del Paese, il magnate Naguib Sawiris, proprietario di Wind, è in effetti un copto.
Il sentire comune è invece più variegato. Amici di mia moglie musulmani sono diventati anche amici miei, a causa del loro affetto sincero e incondizionato: è bello scambiarsi gli auguri per il Natale e il Ramadan, essere invitati all’iftar (la rottura del digiuno di Ramadan al calare del sole), andare insieme al Museo Copto del Cairo o assistere ad un matrimonio in chiesa o alla moschea. Il rispetto anima queste relazioni sincere. Ma oltre ciò? Un custode della necropoli tebana a Luxor, sito archeologico di fama mondiale, nell’inverno 2008, ignorando che mia moglie fosse cristiana, si è messo a inveire in arabo contro “quei cani giudei e cristiani”. Più di una volta un uomo ha sputato su mia moglie o su mia suocera alla vista del crocifisso. Frequentando i copti emigrati in Italia, ho sentito decine di queste storie di sopraffazione e sopruso. Poco dopo l’esplosione di questa notte ad Alessandria, mentre su Facebook si moltiplicavano i messaggi di solidarietà dei nostri amici musulmani, che cambiavano anche le foto di profilo con la bandiera egiziana a lutto o il simbolo di unità nazionale – una croce abbracciata da una mezzaluna – e mentre ancora bruciavano le macchine davanti alla chiesa, gruppi di musulmani gridavano esultanti la formula di fede islamica: “Allahu akbar! La ilah ala Allah!”. Da questo sostrato di intolleranza nascono i frequenti rapimenti di giovani ragazze copte, convertite a forza dai fanatici islamici, le espropriazioni di terre, le distruzioni di case e attività commerciali, gli attentati. Solo lo scorso Natale a Naga Hammadi, nell’Alto Egitto, otto giovanissimi cristiani vennero uccisi all’uscita della cattedrale dopo la messa natalizia; un musulmano che passava di là fu anch’egli vittima del fuoco dei fanatici. I copti iniziarono a protestare e ben ventidue giovani cristiani vennero arrestati senza evidente motivo nei giorni successivi, mentre le indagini sulla strage proseguivano nella lentezza e nel silenzio delle autorità. Dopo questo feroce attacco di oggi ad Alessandria si sono rincorse le voci che la polizia sapesse e non abbia voluto prevenire l’attacco; pare che su molte chiese in Egitto, e su questa dell’attacco in particolare, vi fosse scritto “Aspettatevi una bella sorpresa per capodanno e Natale”. Addirittura fonti di informazione copta in Egitto affermano che la polizia e le ambulanze siano intervenute sul luogo della strage solo cinque ore dopo l’attacco e che quattro persone ferite trasportate all’ospedale pubblico siano state lasciate ore senza soccorsi, fino a che due non sono morte per dissanguamento. Una bomba è esplosa per spaventare i fedeli e farli uscire, due altre sono esplose poco dopo per cogliere nel pieno la fiumana di gente in uscita. Mia moglie ha chiamato abuna Anghelos, il sacerdote che cura la comunità copta di Scandicci, alle porte di Firenze: piangeva, la sorella abita propria nella strada della strage e non è andata in chiesa questa notte solo perché non si sentiva bene.
Allo stesso modo la diffidenza dei copti nei confronti della maggioranza musulmana è vistosa. Le due comunità non si frequentano più di tanto, pur senza arrivare ad una vera e propria segregazione. Copti sposano solo copti e si servono preferibilmente in negozi gestiti da copti, forse anche per evitare di essere imbrogliati o trattati meno bene degli altri clienti. Le discriminazioni nel settore privato sono a volte molto aperte, come nell’annuncio commerciale della diffusa catena di ristorazione egiziana Mo’men, che invitava i copti a non presentarsi alle selezioni per il personale.
A Baghdad lo scorso ottobre un gruppo di estremisti ha ucciso una sessantina di fedeli siro-cattolici durante la messa. Chiedevano la liberazione di due donne infondatamente ritenute prigioniere in monasteri copti dopo la loro presunta conversione all’Islam. L’ossessione per i monasteri scivola spesso nel ridicolo. Tantissime volte mi è capitato di sentire vaneggiamenti di persone convinte che papa Shenuda allevi dei cani per usarli contro i copti che vogliono convertirsi all’Islam o che nei monasteri vi siano nascoste armi pronte per una prossima “rivoluzione copta”. Mia moglie dice che le uniche armi dei monasteri sono i bastoni dei monaci più anziani. Se gli scontri fra cristiani e musulmani sono stati finora un fatto interno all’Egitto, alimentati da secoli di diffidenze e intolleranza, nati spesso da singoli episodi di discordia e degenerati in attacchi violenti ora spontanei ora pianificati, sembra adesso di assistere all’infiltrazione di terroristi esterni, gli stessi qaedisti che hanno agito in Iraq. Vogliono evidentemente destabilizzare il paese, già stremato dalla crisi economica (un chilo di zucchero o di farina, al cambio netto, costano più in Egitto che in Italia!), dalla corruzione frustrante e onnivora, dall’appiattimento dell’informazione e della cultura, un paese stanco che vive la fase finale di un regime dittatoriale personale che tenta a fatica di sostenersi e di propagarsi. Gli estremisti cavalcano la rapida radicalizzazione islamica del paese, foraggiata già da decenni di migrazione da e verso l’area del Golfo: sempre più donne velate per strada, sempre più diffuso il saluto islamico salam aleikum al posto del più laico sabah el-kheir. Lontanissimi gli Anni Cinquanta, quando le donne del Cairo, di qualsiasi fede, camminavano in minigonna! Le elezioni presidenziali di quest’anno 2011, che vedranno probabilmente in campo un uomo portatore di grandi speranze, già a capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, il premio Nobel per la pace Muhammad al-Baradei, porteranno un cambiamento in meglio per l’Egitto?
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