È straordinario Melody, migliaia di anni fa i popoli antichi, Egiziani, Romani, Maya, passeggiavano verso casa, proprio come noi, discutendo dove andare a cena o facendo solo chiacchiere: “Oh sai, mi sono comprato una grande casa sul Nilo con un soggiorno con vista sulla nuova piramide del faraone”, o “Il mio medico dice che le lingue di pavone fanno male al cuore”, o “Sono preoccupata: non riesco a mandare mio figlio a un asilo nido azteco davvero buono”, già, e che cavolo significa adesso? Zero, e loro credevano che fosse importante.

Il personaggio Boris in Basta che funzioni, W. Allen (2009)

domenica 2 gennaio 2011

"La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!"


Il mio primo contatto con i copti ortodossi in Egitto fu nel 2005. Facevo un soggiorno di studio al Cairo da qualche settimana quando, vagando per Down Town, mi imbattei in una chiesa copta. Entrai per curiosità anche egittologica – i copti sono in qualche modo gli eredi delle tradizioni e della lingua dell’antico Egitto: stavano celebrando un battesimo. La gente era incuriosita dalla mia presenza, ma mi sorridevano e non mi impedirono di fare un breve filmato che immortalasse il canto melodioso dei diaconi e i vocalizzi “beduini” che le donne facevano con la lingua. Alla fine della celebrazione un sacerdote distribuiva del pane, seppi dopo che era chiamato urban, il pane del pellegrino. In tempi antichi, quando le chiese erano poche, la gente camminava anche molti chilometri a digiuno per partecipare alla messa. Alla fine della liturgia la chiesa distruibuiva dei panini caldi di forno per sfamare i fedeli. Ne presi un boccone e il sacerdote mi sorrise, pregandomi di prenderlo però con la mano destra e non con la sinistra che avevo teso.
Da quella volta i miei viaggi in Egitto si moltiplicarono, fino al 2009, quando sposai mia moglie Monica, una copta ortodossa i cui genitori sono originari del Medio Egitto. Due zii sacerdoti, di cui uno emigrato negli USA per sfuggire alle persecuzioni, la famiglia di Monica è molto religiosa e vanta una lunga e prestigiosa tradizione familiare.
Le chiese copte sono piene di giovani entusiasti, sorridenti, allegri, che cantano e pregano con il cuore. Passai il mio primo Natale ortodosso il 7 gennaio del 2008: non era un gozzovigliare commerciale e vacuo come in Europa. Gesù era nato nell’anonimato di una stalla, ignorato da tutti: così al Cairo non vi sono luminarie anche se i negozi copti, ma a volte anche musulmani, espongono qua e là un Babbo Natale o una ghirlanda luminosa. La vigilia di Natale è una festa grandiosa per tutti i copti, la liturgia dura tantissimo, almeno tre ore, ma la chiesa è stracolma di gente sorridente. La mattina di Natale ci si sveglia alle 7; mia moglie canta in un coro di giovani che ogni anno accompagnano uno di loro vestito da Babbo Natale in una decina di orfanotrofi. Per sicurezza, Babbo Natale scende dalla macchina proprio di fronte alla porta dell’orfanotrofio, ogni tanto vola qualche insulto. Si canta coi bambini, gli occhi pieni di lacrime di fronte a tanta sofferenza: volontari e monache si prendono cura di questi bambini abbandonati, senza famiglia. Dopo il lungo giro per la città, il cuore gonfio di tenerezza, si va finalmente a pranzo. Mia suocera ha preparato un tacchino leggendario da 10 chili. Si festeggia in famiglia, si ride. Ecco lo spirito del Natale.
Per i copti la vita non è facile in Egitto. La chiesa venne fondata tradizionalmente dalla predicazione di San Marco evangelista. Il vescovo di Alessandria, il patriarca, divenne presto una delle figure più importanti dell’Impero romano, assieme al vescovo di Roma, di Antiochia e di Costantinopoli. Il concilio di Calcedonia (451 d.C.) vide la prima separazione fra le chiese: le comunità copta, armena e siriaca si separarono dalle altre e diventarono autonome, prima ancora del grande scisma fra Roma e Bisanzio. Da allora un cammino separato, ma con molti valori condivisi: il monachesimo, fondato in Egitto da S. Antonio il Grande, la venerazione per i santi e per la Madre di Dio. Poi le persecuzioni. Perché mentre la chiesa di Roma si avviava verso la sua stagione più ricca e più sfacciata, quella della formazione di una stato in grado di competere con l’Impero germanico, quella copta gradatamente assieme alle altre chiese orientali conosceva l’amara conquista dell’Islam. Dopo una prima convivenza pacifica e libertaria, il regime si fece oppressivo, e le persecuzioni non mancarono: chiese distrutte, monasteri razziati, conversioni forzate, discriminazioni.
La chiesa copta oggi vive una stagione di rinascita, pur scossa dai recenti attentati e dalle violenze. Tuttavia le bombe sono solo la punta di un iceberg, il lato estremo ed eclatante di una violenza quotidiana feroce e spesso meschina. Le discriminazioni ovviamente non sono in forma di legge, ma aggirare la legge è molto facile. Alcuni esempi. In un processo dove un fanatico islamico uccide un copto, il giudice schierato ha diverse possibilità: può rimandare all’infinito l’udienza, dichiarare l’imputato infermo di mente oppure condannarlo, ma dargli una pena diversa da quella prevista per l’omicidio. Divieto di sosta: vale per tutti, ma se la macchina parcheggiata ha una croce attaccata allo specchietto sono sicuro che è un copto e quindi gli faccio la multa: questo succede regolarmente sotto Natale o sotto Pasqua davanti alle chiese. Ancora: un musulmano che si converte al cristianesimo non può cambiare questo status sulla carta d’identità (la religione è infatti esplicitata sui documenti ufficiali). Sua figlia, nata cristiana da madre cristiana e padre convertito, sarà ufficialmente musulmana sui documenti, quindi non potrà sposare un cristiano. L’anno scorso durante il digiuno di Ramadan alcune persone vennero addirittura arrestate ad Assuan per aver fatto la spesa durante le ore di digiuno. Il Ministro degli Interni disse non senza involontario umorismo che era un’azione dimostrativa contro i fanatici islamici, per far vedere come sarebbe duro vivere in Egitto se si applicasse alla lettera la sha’ria, la legge islamica. Nel 2009 a seguito del panico causato dai media riguardo all’influenza suina, l’Egitto decise di eliminare tutti i maiali presenti nel Paese. La decisione è andata a colpire soprattutto la comunità cristiana, che allevava i maiali e li utilizzava anche per smaltire le tonnellate di rifiuti prodotte dalla metropli nordafricana. L’economia degli allevatori copti è stata messa in ginocchio e contemporaneamente la città è stata invasa dai rifiuti.
A questo atteggiamento de facto dello Stato nei confronti dei copti si affianca la facciata, con gli auguri di Natale al papa copto Shenuda III da parte del capo dello stato, la presenza di membri del gabinetto di governo alle celebrazioni solenni della chiesa copta, le parole di cordialità scambiate fra i membri del clero e gli imam e gli sceicchi delle moschee più influenti, a partire dal al-Azhar. Copti autorevoli siedono nel parlamento egiziano, il Ministro dell’Economia dal 2004 è un copto, Yussif Butros Ghali, nipote di quel Butros Ghali per anni a capo dell’ONU e a sua volta nipote di un primo ministro ai tempi della monarchia di re Fuad I. Uno degli uomini più ricchi del Paese, il magnate Naguib Sawiris, proprietario di Wind, è in effetti un copto.
Il sentire comune è invece più variegato. Amici di mia moglie musulmani sono diventati anche amici miei, a causa del loro affetto sincero e incondizionato: è bello scambiarsi gli auguri per il Natale e il Ramadan, essere invitati all’iftar (la rottura del digiuno di Ramadan al calare del sole), andare insieme al Museo Copto del Cairo o assistere ad un matrimonio in chiesa o alla moschea. Il rispetto anima queste relazioni sincere. Ma oltre ciò? Un custode della necropoli tebana a Luxor, sito archeologico di fama mondiale, nell’inverno 2008, ignorando che mia moglie fosse cristiana, si è messo a inveire in arabo contro “quei cani giudei e cristiani”. Più di una volta un uomo ha sputato su mia moglie o su mia suocera alla vista del crocifisso. Frequentando i copti emigrati in Italia, ho sentito decine di queste storie di sopraffazione e sopruso. Poco dopo l’esplosione di questa notte ad Alessandria, mentre su Facebook si moltiplicavano i messaggi di solidarietà dei nostri amici musulmani, che cambiavano anche le foto di profilo con la bandiera egiziana a lutto o il simbolo di unità nazionale – una croce abbracciata da una mezzaluna – e mentre ancora bruciavano le macchine davanti alla chiesa, gruppi di musulmani gridavano esultanti la formula di fede islamica: “Allahu akbar! La ilah ala Allah!”. Da questo sostrato di intolleranza nascono i frequenti rapimenti di giovani ragazze copte, convertite a forza dai fanatici islamici, le espropriazioni di terre, le distruzioni di case e attività commerciali, gli attentati. Solo lo scorso Natale a Naga Hammadi, nell’Alto Egitto, otto giovanissimi cristiani vennero uccisi all’uscita della cattedrale dopo la messa natalizia; un musulmano che passava di là fu anch’egli vittima del fuoco dei fanatici. I copti iniziarono a protestare e ben ventidue giovani cristiani vennero arrestati senza evidente motivo nei giorni successivi, mentre le indagini sulla strage proseguivano nella lentezza e nel silenzio delle autorità. Dopo questo feroce attacco di oggi ad Alessandria si sono rincorse le voci che la polizia sapesse e non abbia voluto prevenire l’attacco; pare che su molte chiese in Egitto, e su questa dell’attacco in particolare, vi fosse scritto “Aspettatevi una bella sorpresa per capodanno e Natale”. Addirittura fonti di informazione copta in Egitto affermano che la polizia e le ambulanze siano intervenute sul luogo della strage solo cinque ore dopo l’attacco e che quattro persone ferite trasportate all’ospedale pubblico siano state lasciate ore senza soccorsi, fino a che due non sono morte per dissanguamento. Una bomba è esplosa per spaventare i fedeli e farli uscire, due altre sono esplose poco dopo per cogliere nel pieno la fiumana di gente in uscita. Mia moglie ha chiamato abuna Anghelos, il sacerdote che cura la comunità copta di Scandicci, alle porte di Firenze: piangeva, la sorella abita propria nella strada della strage e non è andata in chiesa questa notte solo perché non si sentiva bene.
Allo stesso modo la diffidenza dei copti nei confronti della maggioranza musulmana è vistosa. Le due comunità non si frequentano più di tanto, pur senza arrivare ad una vera e propria segregazione. Copti sposano solo copti e si servono preferibilmente in negozi gestiti da copti, forse anche per evitare di essere imbrogliati o trattati meno bene degli altri clienti. Le discriminazioni nel settore privato sono a volte molto aperte, come nell’annuncio commerciale della diffusa catena di ristorazione egiziana Mo’men, che invitava i copti a non presentarsi alle selezioni per il personale.
A Baghdad lo scorso ottobre un gruppo di estremisti ha ucciso una sessantina di fedeli siro-cattolici durante la messa. Chiedevano la liberazione di due donne infondatamente ritenute prigioniere in monasteri copti dopo la loro presunta conversione all’Islam. L’ossessione per i monasteri scivola spesso nel ridicolo. Tantissime volte mi è capitato di sentire vaneggiamenti di persone convinte che papa Shenuda allevi dei cani per usarli contro i copti che vogliono convertirsi all’Islam o che nei monasteri vi siano nascoste armi pronte per una prossima “rivoluzione copta”. Mia moglie dice che le uniche armi dei monasteri sono i bastoni dei monaci più anziani. Se gli scontri fra cristiani e musulmani sono stati finora un fatto interno all’Egitto, alimentati da secoli di diffidenze e intolleranza, nati spesso da singoli episodi di discordia e degenerati in attacchi violenti ora spontanei ora pianificati, sembra adesso di assistere all’infiltrazione di terroristi esterni, gli stessi qaedisti che hanno agito in Iraq. Vogliono evidentemente destabilizzare il paese, già stremato dalla crisi economica (un chilo di zucchero o di farina, al cambio netto, costano più in Egitto che in Italia!), dalla corruzione frustrante e onnivora, dall’appiattimento dell’informazione e della cultura, un paese stanco che vive la fase finale di un regime dittatoriale personale che tenta a fatica di sostenersi e di propagarsi. Gli estremisti cavalcano la rapida radicalizzazione islamica del paese, foraggiata già da decenni di migrazione da e verso l’area del Golfo: sempre più donne velate per strada, sempre più diffuso il saluto islamico salam aleikum al posto del più laico sabah el-kheir. Lontanissimi gli Anni Cinquanta, quando le donne del Cairo, di qualsiasi fede, camminavano in minigonna! Le elezioni presidenziali di quest’anno 2011, che vedranno probabilmente in campo un uomo portatore di grandi speranze, già a capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, il premio Nobel per la pace Muhammad al-Baradei, porteranno un cambiamento in meglio per l’Egitto?

sabato 1 gennaio 2011

Forse sarebbe meglio spendere i soldi degli italiani in qualcosa di piú concreto

Un ragazzo ha scritto su Facebook:

BRAVI! sfido chiunque a convincermi che uno qualunque dei punti in questo articolo non é condivisibile sulla base del buon senso.

 http://www.corriere.it/politica/10_dicembre_23/riforma-gelmini-scheda_5a91750c-0eac-11e0-bfcf-00144f02aabc.shtml

 Letto l'articolo, ho scritto:

"Oltre al fatto che l'articolo sia fortemente schierato (esattamente 'di propaganda') posso dire:

punto 1: vietato l'ingresso, ma non nello stesso ateneo del parente, bensì nello stesso dipartimento: la norma è dunque facilissimamente aggirab...ile.

punto 3: membri esterni? chi? le imprese? i partiti? quali interessi rappresenteranno al di là di quelli puramente scientifici del Senato Accademico?

punto 8: non vedo come la riduzione dei settori possa essere un punto a favore; magari si risparmia, ma di certo di produce meno ricerca e meno diversificata. Lo dico da appartenente a un micro settore di eccellenza (l'Egittologia all'interno dell'Orientalistica)

punto 9. vedi sopra; si fa per risparmiare, o per produrre migliore conoscenza?

punto 10: abolizione delle borse post-dottorali. E cosa ci danno in cambio? invece di renderle più pagate e con diritto, le tolgono addirittura.

punto 15: prestiti d'onore, così gli studenti escono dall'università già pieni di debiti. Bello.

punto 16: "Possibilità per chi lavora in università di prendere 5 anni di aspettativa per andare nel privato senza perdere il posto". Sempre per favorire le imprese, non la ricerca.

Nel complesso, mi sembra ci siano solo dei gran tagli al finanziamento, come da sempre in questo governo, e in parte in quelli precedenti".



Mi è stato risposto, e vi raccomando di leggere bene il punto 8:

"Il Corriere é di propoganda. Alle manifestazioni ci vanno dei giovani spensierati e armati di pace e se é successo qualcosa é certamente colpa é degli infiltrati (a questo proposito http://www.corriere.it/cronache/10_dicembre_23/intervista-...cristiano-guerzoni_35d321a4-0e28-11e0-8558-00144f02aabc.shtml). Gli addetti ai lavori sono tutti degli stakanovisti e puri di cuore: in effetti nella mia carriera scolastica ho incontrato centinaia di impiegati pubblici che poi sono tutti morti di fatica.

Punto 1: attualmente non c'é neanche la limitazione del dipartimento. Critica sterile.

Punto 3: dei sindaci, esattamente come nei consigli di amministrazione delle imprese in germania. Cosa pensi che a Rotterdam, o a Stoccolma non ci siano dei rappresentanti delle imprese nelle universitá? Forse é per questo che la gente trova lavoro mentre studia e ha canali di accesso diretti quando finisce.

Punto 8: non devo star qui a dirti quante universitá inutili ci sono in italia. Non ridurranno certo la ricerca medica, ma con tutto il rispetto per i tuoi interessi forse sarebbe meglio spendere i soldi degli italiani in qualcosa di piú concreto. Io egittologia andrei a studiarla in Egitto.

Punto 9: il criterio é che non ha nessun senso che ci siano cinquemila universitá identiche. In Italia abbiamo 79 atenei. Il numero delle sedi universitarie, tra centrali e distaccate, è di oltre 150. Ma ti sembra un numero sostenibile?

Punto 10: cioé fammi capire. dopo che uno ha fatto il dottorato in scienze della comunicazione, puó anche fare un post dottorato in scienze della comunicazione? e fino ad ora c'era pure la borsa di studio?

Mi chiedo perché non ci ho pensato prima. Ho sbagliato carriera.

La ricerca di finanziare non é quella attraverso le universitá mangiasoldi, ma quella attraverso i laboratori scientifici e tecnologici.

Punto 15: conosco molta gente in gamba che ha sempre lavorato per mantenersi agli studi. Senza indebitarsi. D'altra parte, la mia coinquilina inglese ha studiato ad Oxford e per laurearsi ha sottoscritto un prestito d'onore perché il regolamento inglese proibisce agli studenti di lavorare in modo che possano concentrarsi sugli studi. Non ci vedo niente di male.

Punto 16: il vantaggio mi sembra evidente. Un ricercatore che riceve una buona proposta di lavoro dagli stati uniti se ne va cinque anni senza perdere la possibilitá di tornare a fare il lavoro che gli piace. E magari riportare un po' di conoscenza pratica dentro l'universitá.

 E´ora di smetterla di fare i disfattisti e di vedere il bicchiere mezzo vuoto. Impegnamoci perché queste norme vengano applicate nel modo giusto. Ma non in piazza, dentro l'universitá, rimboccandosi le maniche".
 
Ora, fra tutte le enormità scritte, a me non va giù proprio il punto 8. Ho risposto:

"Punto 8: scusami, ma quanto dici mi offende a morte. Mi sembra la cosa più idiota che abbia mai letto. Lo sai che l'Egittologia l'abbiamo inventata noi italiani? Concreto? Cosa è concreto? Solo la medicina o la chimica o l'economia? E perché Egittologia si dovrebbe studiare solo in Egitto? Allora archeologia romana si dovrebbe studiare solo in Italia e archeologia greca solo in Grecia? I miei non sono 'interessi', io non faccio l'archeologo per diletto, non vado col metal detector in campagna quando non so che cazzo fare. Il mio è un lavoro, al pari del medico, del chimico e dell'economista. E poi studiare egittologia in Italia non fa bene solo agli egiziani. Quante collezioni egiziane ci sono in Italia? Lo sai che abbiamo il secondo museo egizio più grande al mondo? Che gli italiani hanno scavato in Egitto dal 1828?"
 
Voglio dire, a monte: è la solita storia che gli studi umanistici non valgono niente rispetto a quelli utili tipo quelli che ci fanno avere il computer, l'asfalto drenante e le medicine contro l'influenza. UTILE. Cosa è utile? Una bella canzone o una sifonia di Mozart sono utili? Un quadro di Picasso o di Canaletto sono utili? Una scultura, una fontana, un giardino pubblico: sono utili? Nella bellezza c'è utilità? In un bel libro c'è utilità? Nella conoscenza in sé c'è utilità? Nella conoscenza di noi stessi c'è utilità? Già, perché dacché l'uomo è uguale a se stesso, conoscere il passato è un po' come conoscere se stessi. La proporzione fra l'umanità con la sua storia è quella fra noi e il nostro passato, che parte dalla memoria puerile e affettuosa dei nostri genitori e dei nonni. Da lì traiamo le nostre radici, le nostre abitudini, a volte il modo di camminare è quello dei nonni, gli occhi del papà, le espressioni quelle imparate in cucina con la mamma. Il tutto si può sintetizzare nella fra se di Cicerone: "Non conoscere cosa è successo prima della propria nascita vuol dire rimanere sempre un bambino". Ma uno che dice: "Perché dovremmo pagare dei ricercatori, se produciamo le più belle scarpe del mondo?" svela tutta la pochezza e la limitatezza del suo mondo. Niente.

I valori dei cattolici

Il Cardinal Bagnasco, con l’intezione di gettare acqua sul fuoco, dichiara: "Ci sono valori che non sono soggetti a mediazioni perché non sono parcellizzabili. L'elenco è noto e cioè la vita, la famiglia, la libertà di educazione e ancor prima quella religiosa". In questo modo pensa di aver messo a tacere quelle voci che vedono la Chiesa cattolica schierata nettamente col “governo del fare”. In realtà confonde le acque e conferma quanto si sospettava. Voglio dire, da queste parole sembra chiaro che per la Chiesa basta che Berlusconi contrasti l'eutanasia, la pillola abortiva, il matrimonio gay e sostenga le scuole private (cattoliche) e il crocifisso nei luoghi pubblici. Per il resto può fare quello che vuole: mignotte, mafia, corruzione, pedofilia, razzismo, persino bestemmie. I valori dei cattolici, allora, traducendo, sono, secondo il Card. Bagnasco: il sostegno alla scuola privata, il matrimonio uomo-donna, la contrarietà all’aborto e all’eutanasia. Non dimentichiamo forse la giustizia, il rispetto (per le donne, le minoranze, gli avversari, le istituzioni, Dio etc.), l'onestà?! A me sembrava che Gesù parlasse prevalentemente di amore, tolleranza, cura dei poveri e degli emarginati. Amore vero, mica quello del Partito dell’Amore. (È evidente che confondevano il sesso con l’amore). Da cattolico con un piede nell’ortodossia posso dire che questo è davvero frustrante. Il potere logora: dove le chiese vivono nella persecuzione e nell’emarginazione, invece, i valori antichi del cristianesimo sono ancora vivi e i discorsi vanitosi dei palazzi sono lontani. Buon Natale.

Impressioni di Santa Caterina, Sinai

Dopo aver attraversato le valli rocciose, di granito poroso e friabile, tagliate da vaste vene di manganese scuro, che dissetano i più arditi arbusti e i pochi alberi, le alte mura del Monastero di Santa Caterina sono quelle di un castello di frontiera dei tempi dell’Imperatore Giustiniano. Il verde rigoglioso e abbagliante degli alberi del suo giardino schiaffeggiano il pellegrino esausto ed incredulo; pomi gialli e melograni, fichi e acini d’uva, datteri.
Dentro questa fortezza vi è una basilica che è come una gemma preziosa montata su una tiara di rara bellezza: attraversando le sue doppie porte, le prime di Età abbaside, le altre addirittura risalenti ai tempi di Giustiniano, si entra in uno scrigno di marmi policromi, dove l’iconostasi di legno dorato, l’immenso crocefisso appesovi sopra, il mosaico d’oro del migliore stile ravennate rendono muti. Le decine e decine di lampade d’0ro e d’argento moltiplicano la prospettiva su decine di icone sacre, coperte d’oro e di polvere, appese alle pareti.
La liturgia è singolare, del tutto paragonabile all’esecuzione in musica di una forma a variazione speculare, o di una parabola in matematica: il ritmo crescente raggiunge l’apice e poi si spegne lentamente. Dal katholikon buio si leva una voce che legge in greco, a ritmo serrato, passi delle Sacre Scritture. Un monaco indossa dei paramenti. Si aggiunge un altro monaco che risponde, con una voce più alta, e più melodiosa. Si accendono le candele, una per ogni angolo, poi si apre la tenda dell’iconostasi, si comincia a cantare soffusamente, con melismi dei più vari, e con un sottofondo di basso continuo vocale. Interviene nell’acme della celebrazione un turibolo argentato carico di sonagli, e il profumo dell’incenso, beh, dei più puri dell’Arabia Petrea. Ora si legge, ora si canta, e via via, si chiude la tenda, si spengono le candele, il canto torna soffuso, si conlude leggendo, dopo un’ora nella penobra beata del santuario, fra monaci che vanno e novizi che vengono, un girare quasi vorticoso di barbe e berretti cilindrici, lunghi capelli e veli neri.