È straordinario Melody, migliaia di anni fa i popoli antichi, Egiziani, Romani, Maya, passeggiavano verso casa, proprio come noi, discutendo dove andare a cena o facendo solo chiacchiere: “Oh sai, mi sono comprato una grande casa sul Nilo con un soggiorno con vista sulla nuova piramide del faraone”, o “Il mio medico dice che le lingue di pavone fanno male al cuore”, o “Sono preoccupata: non riesco a mandare mio figlio a un asilo nido azteco davvero buono”, già, e che cavolo significa adesso? Zero, e loro credevano che fosse importante.

Il personaggio Boris in Basta che funzioni, W. Allen (2009)

domenica 28 agosto 2011

Un florilegio di citazioni

Nulla dies sine linea
Plin. Nat. Hist.

Omnia habent tempus

L’exactitude est la politesse de rois
Louis XVIII

La bussola del diplomatico è il tatto
Benedetto XV

Un vero signore è lento nel parlare e rapido nell’agire
Confucio, I colloqui

Se hai bisogno di un lavoro sollecito e ben fatto dallo a chi ne ha già tanto. Chi è abituato a lavorare trova tempo per tutto, ma lo sfaticato non sa neppure dove cominciare
Pio XI

L’exactitude de citer, c’est un talent beaucoup plus rare que l’on pense
Bayle, Dictionnaire

È meglio accendere una candela che maledire il fuoco
Antica massima

Tutta la nostra scienza, in confronto con la realtà, è primitiva e infantile, e tuttavia è la cosa più preziosa che abbiamo
A. Einstein

Dove gioia perfetta è l’ignoranza, esser saggi è follia
T. Gray, poeta inglese del XVIII sec.

Omnia uincit amor, et nos cedamus amori
P. Vergilius Maro

Qualis artifex pereo
Nero Caesar

Il mio nome è Ozymandias, Re dei re, guarda la mia opera, o Possente, e disperati!
P.B. Shelley, poeta inglese

Pilato gli disse di nuovo:«Insomma, sei un re, tu?». Gesù rispose:«Tu dici che io sono re. Io sono nato e venuto nel mondo per essere testimone della verità. Chi appartiene alla verità ascolta la mia voce.» Pilato disse a Gesù:«Ma cos’è la verità»”
Gv 18, 37-8

Il centurione che stava di fronte alla croce […] disse:«Quest’uomo era davvero Figlio di Dio!»
Mc 15, 39

Una mente credula… trova il suo massimo piacere nel credere a cose strane, e quanto più strane sono tanto più le accetta; ma non prende mai in considerazione quelle che sono chiare e possibili, poiché cose del genere le può credere chiunque
S. Butler, Characters (1667-1669)

L’autenticità del vivere sta nella coscienza di morire
Heidegger

Tutto è vano, tutto è indifferente, tutto fu
F.W. Nietzsche

Beato l’uomo che non si illude, poiché non riceverà delusioni
A. Pope

Nessun indugio relativamente alla morte di un uomo è mai troppo lungo
Iuu. Sat. VI

L’uomo prudente prospera,
il moderato è lodato,
è aperta la tenda del silenzioso
è ampia la sede del contento.
Non parlare troppo:
sono affilati i coltelli contro chi esce di strada,
nessuno avanza speditamente se non a suo tempo.
Se siedi con una numerosa compagnia,
astieniti dal cibo che ami:
la rinuncia è un breve momento,
ma l’ingordo è disprezzato ed è mostrato al dito.

Non vantarti della tua forza in mezzo ai tuoi coetanei:
guardati dal fare opposizione:
non si conosce ciò che può avvenire
e che cosa fa dio quando punisce.
Dall’Insegnamento per Kaghemni
Antico Regno, 2500 c.ca a.C.

Nescire quid antequam natus sis acciderit, id est esse semper puerum
(Non sapere ciò che è accaduto prima della tua nascita, questo è rimanere sempre bambino).
M. Tullius Cicero, oratore, filosofo e uomo politico romano (106-43 a.C.)

Muore giovane colui che gli dei han caro
Detto greco

Tacere la verità è seppellire l’oro
Detto greco

Nulla è sufficiente a chi giudica poco il sufficiente
Detto greco

Urbani, seruate uxores: moechus caluum addicumus.
(Civili, state attenti alle mogli: vi portiamo il rubacuori pelato).
Dal Carmen triumphale per Cesare

Fabrum esse suae quemque fortunae
(Ciascuno è artefice della propria sorte).
A. Claudius Caecus, uomo politico e scrittore romano arcaico (IV sec. a.C.)

Graecia capta ferum uictorem cepit et artes intulit agresti Latio
(La Grecia conquistata [militarmente] conquistò a sua volta [culturalmente] l’ancor rozzo vincitore e introdusse nell’agreste Lazio le arti).
Q. Horatius Flaccus, poeta romano (65-8 a.C.)

Amicus certus in re incerta cernitur
(Il vero amico si riconosce nei momenti difficili).

Qui ipse sibi sapiens prodesse non quit, nequiquam sapit
(Il sapiente che non è in grado di giovare a se stesso, inutilmente sa).

Quem metuunt acterunt; quem quisque odit perisse expetit
(Gli uomini odiano colui che temono; e ciascuno desidera la morte di colui che odia).
Q. Ennius, poeta teatrale e storico romano arcaico (239-169 a.C.)

Quod tibi deerit, a te ipso mutuare
(Ciò che ti mancherà, prendilo da te stesso).

Caeterum censeo Cartaginem delendam esse
(Infine penso che Cartagine vada distrutta).
M. Porcius Cato, scrittore e uomo politico romano (234-149 a.C.)

Viuas ut possis, quando nec quis ut uelis
(Vivi come puoi, visto che non puoi vivere come vorresti).

Edepol, senectus, si nil quicquam aliud uiti
Adportes tecum, cum aduenis, unum id sat est,
Quod diu uiuendo multa quae non uolt uidet»
(Ahimè, o vecchiaia, se anche tu non portassi con te, quando arrivi, nessun altro inconveniente, questo solo sarebbe già sufficiente, che vivendo a lungo, uno vede molte cose che non vorrebbe vedere).

Homo homini deus est, si suum officium sciat
(L’uomo è un dio per gli altri uomini, qualora conosca il proprio dovere).
Caecilius Statius, commediografo romano (?–168 a.C.)

Deve temere molti chi è temuto da molti
D. Laberius, mimografo romano (106-43 a.C.)

Beneficium accipere libertatem est uendere
(Ricevere un beneficio è vendere la libertà).

Etiam capillus unus habet umbram suam
(Anche un capello ha la sua ombra).

Heredis fletus sub persona risus est
(Lacrime di erede sono riso sotto la maschera).

Inopiae desunt multas, auaritiae omnia
(Alla povertà manca molto, all’avarizia tutto).

Nimium altercando ueritas amittitur
(Discutendo troppo, si perde la verità).

Numquam periculum sine pericolo uincitur
(Non si supera mai il pericolo senza pericolo).

Veterem ferendo iniuriam inuites nouam
(Sopportando una vecchia offesa, inviti ad una nuova).
Publilius Sirus, mimografo latino di Età tardo repubblicana

Patria est ubicumque est bene
(La patria è dovunque si sta bene).
M. Pacuuius, tragediografo latino (220-130 a.C.)

Oderint dum metuant
(Che mi odino purché mi temano).
Lucio Accio (170-85 a.C.), parole messe in bocca al tiranno Atreo e attribuite anche a Caligola e a Tiberio

Vitium uxoris aut tollendum aut ferendum est: qui tollit uitium, uxorem commodiorem praestat; qui fert, sese miliorem facit
(Un difetto della moglie si deve eliminare o sopportare: chi lo elimina si garantisce una donna più gradevole; chi lo sopporta rende migliore se stesso).
M. Terentius Varro, scrittore latino (116-27 a.C.)

Nunc est bibendum, nunc pede libero
Pulsando tellus…
(Ora si deve bere, ora si deve liberamente
Muovere il piede alla danza…)
Q. Horatius, Odi I 37

Nec uixit male, qui natus moriensque fefellit
(Né è vissuto male chi è nato e muore inosservato).
Epistulae I 17

Inter spem curamque, timores inter et iras,
Omnem crede diem tibi diluxisse supremum :
Grata superueniet quae non sperabitur hora
(Fra speranza ed affanni, fra timori ed ire,
pensa che ogni giorno che sorge sia per te l’ultimo:
gradita giungerà l’ora che non ti aspetti)
Epistulae I 4

Quis fuit horrendos primis qui protulit enses?
Quam ferus et uere ferreus ille fuit !
Tum caedes hominum generi, tum proelia nata ;
Tum breuior dirae mortis aperta uia est
(Chi fu il primo che inventò le orribili spade?
Come fu feroce e veramente di ferro!
Allora nacquero le stragi per il genere umano, allora le battaglie;
allora fu aperta una scorciatoia alla morte funesta)
S. Tibullus (50 ca.-18 a.C.), Elegia I 10

Quis furor est atram bellis accersere mortem
Imminet et tacito clam uenit illa pede
(Che follia è mai l’affrettar con le guerre la nera morte
Essa incombe e vien di nascosto con tacito passo).
Elegia I 10

Chi potrebbe conoscere il cielo se non per dono del cielo,
e trovare Dio, se non chi partecipa della divinità?
E questa vastità della volta che si estende senza fine,
e le danze degli astri e i fiammeggianti tetti del cielo,
e l’eterno conflitto dei pianeti contrapposti alle stelle,
chi potrebbero discernere e racchiudere nell’angusto petto,
se la natura non avesse dato alla mente occhi così potenti
e non avesse rivolto a sé un’intelligenza ad essa affine,
e non avesse ispirato un compito così alto, e non venisse dal cielo
ciò che chiama al cielo, per partecipare a sacri riti?
M. Manilius, (I sec. d.C.) Astronomica II

Soluite, mortales, animos curasque leuate,
totque superuacuis uitam deplete querellis.
Fata regunt orbem, certa stant omnia lege
Longaque per certos signantur tempora casus.
Nescentes morimur, finisque ab origine pendet
(Liberate i vostri animi, o mortali, alleviate gli affanni,
svuotate la vita di tanti, inutili lamenti.
I fati reggono il mondo, tutto è determinato da leggi precise,
e le lunghe età sono segnate da vicende prestabilite.
Nascendo moriamo e la fine dipende dall’inizio)
Astronomica IV

Mons parturibat, gemitus immanes ciens,
Eratque in terris maxima expectatio.
At ille murem peperit. Hoc scriptum est tibi,
Qui, magna cum minaris, extricas nihil
(Una montagna partoriva, immani gemiti emettendo,
e sulla terra enorme era l’attesa.
Ma quella un topo generò. Questo ho scritto per te, che fai
Grandi minacce, ma poi alla fine non concludi nulla)
Phedrus, Fabulae IV

“Serui sunt”. Immo homines. “Serui sunt”. Immo contubernales. “Serui sunt”. Immo humiles amici. “Serui sunt”. Immo conserui, si cogitaueris tantundem in utrosque licere fortunae
(“Sono schiavi”. Ma sono uomini. “Sono schiavi”. Ma vivono nella tua casa. “Sono schiavi”. Ma sono umili amici. “Sono schiavi”. Ma tuoi compagni di schiavitù, se rifletterai al fatto che la sorte ha lo stesso potere su di te e su di loro)
L. Annaeus Seneca (filosofo e scrittore romano, 12 a.C.-65 d.C.). Epistulae morales ad Lucilium, 47, 1

Desines timere si sperare desieris
(Smetterai di temere se avrai smesso di sperare)
5, 7

Si ad naturam uiues, numquam eris pauper; si ad opiniones, numqum eris diues
(Se vivrai secondo natura, non sarai mai povero; se vivrai secondo le opinioni [degli uomini], non sarai mai ricco)
16, 7

Qui mori didicit, seruire dedidicit
(Chi ha imparato a morire ha disimparato a servire)
26, 10

Impares nascimur, pares morimur
(Nasciamo diversi, muoriamo uguali)
91, 16

Nec speraueris sine desperatione, nec desperaueris sine spe
(Non sperare senza disperazione, non disperare senza speranza).
104, 12

Agamennone: Che cosa può temere il vincitore?
Cassandra: Proprio quello che non teme
Lucius Annaeus Seneca, Agamennon

Emit lacernas milibus decem Bassus
Tyrias coloris optimi. Lucri fecit.
“Adeo bene emit ?” inquis. Immo non solvet
(Basso ha comprato per diecimila sesterzi un mantello
Di Tiro, di colore bellissimo. Ha fatto un affare.
“L’ha comprato tanto a buon prezzo?”, chiedi. No, ma non lo pagherà)
M.Valerius Martialis, epigrammista latino (40-103 d.C.), Epigrammata VIII 10

Lesbia se iurat gratis numquam esse fututam.
Verum est : cum futui uult, numerare solet
(Lesbia giura di non aver mai fatto l’amore gratis.
Vero: quando vuole fare l’amore è solita pagare)
XI 62

In tutta la città non c’era uno solo che volesse, gratis,
toccare tua moglie, Ceciliano,
finché era lecito; ma ora che hai messo dei custodi, ha
una gran folla di amanti: sei un uomo pieno d’ingegno!
I 73

Nuper erat medicus, nunc est uispillo Diaulus:
Quod uispillo facit, fecerat et medicus
(Or non è molto Diaulo era medico, ora è becchino.
Ciò che fa da becchino, l’aveva fatto anche da medico)
I 47

Quod tam grande sophos clamat tibi turba togata,
non tu Pomponi, cena diserta tua est
(Se così fragorosamente ti applaude la folla dei clienti,
non è per la tua eloquenza, o Pomponio, ma per quella delle tue cene)
VI 48

Circumlata diu mensis scribilita secundis
Urebat nimio saeua calore manus;
sed magis ardebat Sapidi gula: protinus ergo
sufflauit buccis terque quaterque suis.
Illa quidem tepuit digitosque admittere uisa est,
Sed nemo potuit tangere: merda fuit
(Una torta fatta a lungo girare al dessert
Scottava terribilmente le mani per il troppo calore;
ma più ardeva la ghiottoneria di Sàbido: subito dunque
si mise a soffiare dalle sue guance tre o quattro volte.
Quella certi s’intiepidì e sembrò permettere il contatto delle dita,
ma nessuno poté toccarla: era ormai merda)
III 17

Ci furono anche prima di Agamennone dei grandi eroi, ma tutti giacciono illacrimati e su di loro incombe una notte senza fine: ad essi manca il vate sacro
Q.Horatius, Satira I 10

Dei beni del corpo e della fortuna, insomma, come un inizio così vi è una fine, e tutto quello che sorge tramonta e quel che cresce invecchia, l’animo incorrotto ed eterno, dominatore del genere umano, muove e possiede ogni cosa, ed esso non è posseduto
G. Sallustius Crispus, Bellum Iugurthinum III 3

Ogni cosa generata ha in sé la distruzione
Plato, Repubblica 546

Volgiamoci lì, (al fatto che) i difetti deturpanti delle donne amate ingannano l’amante cieco o anzi questi stessi difetti gli piacciono, come piace a Balbino un polipo sul naso di Hagna . Vorrei che nei rapporti di amicizia noi facessimo uno sbaglio analogo e che a codesto “errore” la virtù avesse imposto un nome onorevole. Così noi dobbiamo non provare disgusto per il difetto dell’amico, se ne ha qualcuno, come il padre non prova disgusto per un difetto di suo figlio: il padre chiama “sguercino” il figlio strabico e se uno ha un figlio troppo piccolo e brutto come fu un tempo quella specie di aborto di Sisifo, lo chiama “pulcino”. Quest’altro che le gambe torte lo chiama balbettando “sbilenchino” e l’altro tutto trepidante “paperino” quello che si appoggia male sui talloni storti. Questo (tuo amico) vive un po’ troppo parcamente: lo si chiami”frugale”. Quest’altro è maldestro e un po’ troppo presuntuoso: chiede di apparire “amabile nei confronti degli amici”. Ma quest’altro è un po’ troppo brusco e franco [liber] più del giusto: lo si consideri “schietto e animoso”. Quest’altro prende fuoco un po’ troppo facilmente: venga annoverato tra le persone “vivaci”. A mio parere questa cosa, io credo, unisce gli amici e li conserva uniti
Q. Horatius, Satira I-III v.38 segg.

“Guarda bene, ti prego, non so come io sento un certo tremore nel petto e dalla mia bocca sofferente esce un alito pesante”. Colui che ha dice al medico e ha ricevuto la prescrizione di starsene a riposo, dopo che la terza notte ha percepito che il battito cardiaco ha un ritmo regolare, con una brocca di piccole dimensioni chiederà a una casa più ricca per sé che sta per accingersi a fare il bagno del leggero vino di Sorrento. “Caro mio, ma tu sei pallido”, “Non è niente”, “Presta attenzione tuttavia a questo fenomeno qualunque cosa esso voglia dire: ti spunta la pelle giallastra senza farsi sentire”, “Ma tu sei più pallido di me! Non farmi da tutore: il mio tutore l’ho già seppellito da parecchio tempo. Resti tu”, “Continua pure e io me ne starò zitto”. A questo punto il convalescente gonfio di cibo e con la pancia biancastra prende il bagno mentre la sua strozza esala soffioni sulfurei, ma un tremito si impossessa del convalescente tra le bevute e gli scuote via violentemente dalle mani il caldo bicchiere, i denti scoperti scricchiolano e dalle labbra allentate cadono bocconi unti. Perciò, ecco la tromba, le candele e finalmente la buon’anima composta su di un alto feretro e impiastricciato di grassi unguenti stende i suoi calcagni ormai irrigiditi verso la porta. Ma sotto il suo feretro si collocano con il capo coperto dei quiriti da ieri
Q. Persius, Satura III 88 e segg.

O Lido, quelli che si incazzano di meno, sono quelli che se ne intendono meglio
T. Maccius Plautus, Bacchilide 408 e segg.

Noli foras te ire, in interiore homine habitat ueritas
(Non cercare al di fuori di te, la verità abita all’interno dell’uomo)
Sant’Agostino Aurelio Vescovo e Dottore della Chiesa, Confessiones

Nomina sunt consequentia rerum
(I nomi sono in conseguenza delle cose)
D. Alighieri, Vita Nova XIII

Que olh no vezo, cors non dol
(Occhio non vede, cuore non duole)
A. de Maruelh (XXXVIII, 72)

Car mais amaria ses deniers en mon poin que mil soltz en cel
(Meglio sei denari in mano che mille soldi in aria)
R. d’Aurenga (XXVII, 13)

Si Deus pro nobis, quis contra nos?
Motto biblico

Il popolo è una bestia e con le bestie non si ragiona
Petronius Arbiter nel film Quo vadis?

Ah, ricca dottrina è una grave disgrazia, per chi non ha freno alla lingua: proprio come un bambino che ha in mano un coltello
Callimaco, Acontius et Cydippe Fr 75 8-9

Una cosa sola io so, grande: ricambiare con mali terribili chi mi fa del male
Archiloco (nato 648 a.C.) Fr. 66 D

Venne a Colofone un vecchio, divino cantore,
servo delle Muse e di Apollo che da lungi saetta,
tenendo nelle mani la lira dal dolce suono.
Molte cose sapeva, ma le sapeva tutte male.
Né zappatore gli dèi lo fecero, né aratore,
né in altra cosa sapiente; ma in ogni arte falliva
Pseudo-Omero, Margite

La verità si muove, perché è storia
A. Traina, Propedeutica al latino universitario

Natura duce errari nullo modo potest

Le uniche parole di consolazione solo quelle del Signore. Delle nostre, meno se ne dice, meglio è
Da un'omelia funebre tenuta dal parroco di Piario intorno al 2003

A tal punto il tuo sapere è nulla, se non c'è un altro che sappia che tu sai?
Q. Persius, Satura I 25

Rivolta spesso lo stilo se hai intenzione di accingerti a scrivere cose meritevoli di essere lette e non affaticarti perché ti ammiri una massa indistinta di lettori, accontentandoti di pochi
Q. Horatius, Satira I X 64 e segg.

Probitas laudatur et alget
(L'onestà è lodata, ma ha freddo)
Iuu. Satura I 74

Tanto so che niente può diventare peggiore per effetto della satira: anzi, al contrario, quel che è bello, come l'oro pulito dalle impurità mediante l'operazione del conio, splende e scintilla maggiormente, e diventa ancora più brillante
Luciano di Samosata, Il pescatore ovvero i redivivi, 14

Horae quidem cedunt et dies et menses et anni, nec praeteritum tempus unquam reuertitur, nec quid sequatur sciri potest
M. Tullius Cicero, Cato Maior de senectute XIX 69

La natura, dando all'uomo le lacrime, dimostra d'avergli voluto donare un cuore capace di commuoversi. Ed è questa la parte migliore di noi. […] È questo sentimento che ci distingue dal gregge dei muti animali: ché noi soltanto abbiamo avuto in sorte il venerabile dono della ragione, e siamo capaci di attingere al divino e atti ad esercitare e creare le arti; noi soltanto abbiamo tratto dal cielo quell'istinto superiore, che gli animali ricurvi e con gli occhi fissi a terra non hanno. Il Creatore di tutte le cose dette loro, al principio del mondo, soltanto la vita; a noi invece anche un'anima, affinché uno scambievole amore ci spingesse a chiedere e a prestare aiuto, a stringere in società gli uomini dispersi, ad abbandonare la vecchia foresta e le selve abitate dagli avi, ad innalzare le case, a congiungere la nostra a quella degli altri, onde la fiducia reciproca delle soglie vicine rendesse i sonni più tranquilli; a proteggere con le armi il concittadino caduto o il barcollante per profonda ferita, a dare i segnali di guerra con gli stessi squilli di tromba, a difenderci dentro le stesse torri, e rinserrarci dietro porte chiuse con la medesima chiave
Iuu. Satura XV

Amabit sapiens, cupient ceteri
Afranius, poeta arcaico latino

E certo diventa poeta, pur se prima era senz'arte, chiunque sia toccato da Amore
Plato, Simposio 196e 2-3

L'aspetto negativo dell'ignoranza consiste appunto nel fatto che un individuo che non è né onesto né sapiente sembra a se stesso degno di stima. E certamente chi si considera privo di difetti non può desiderare ciò di cui non pensa di aver bisogno
Plato, Simposio, 204a 4-7

Tutto quello che è stato per el passato e è al presente, sarà ancora in futuro; ma si mutano 'e nomi e le superficie delle cose in modo, che chi non ha buon occhio non le riconosce, né sa pigliare regola o fare giudicio per mezzo di quella osservazione
F. Guicciardini, Ricordi C76

Tutte le città, tutti gli stati, tutti i regni sono mortali; ogni cosa per accidente o per natura termina e finisce qualche volta. Però un cittadino che si truova al fine della sua patria, non può tanto dolersi della disgrazia di quella e chiamarla mal fortunata, quanto della sua propria: perché alla patria è accaduto quello che a ogni modo aveva a accadere, ma disgrazia è stata di colui abattersi a nascere a quella età che aveva a essere tale infortunio
F. Guicciardini, Ricordi, C189

Alla colpa è facile arrivare, anche a schiere:
piana è la via e vicina assai la sua dimora;
ma innanzi alla virtù sudore han posto gli dei
Esiodo, Le opere e i giorni 287-9

[Le donne] vivono in un mondo tutto loro, che non è mai esistito e che mai esisterà. […] Loro, le donne voglio dire, dovrebbero star fuori da tutto questo. Noi dobbiamo aiutarle a starsene in quel loro mondo meraviglioso se non vogliamo che il nostro peggiori
J. Conrad (1857-1924), Heart of Darkness

[…] perchè il bene a venire del mondo dipende in parte da azioni di portata non storica; e se le cose, per voi e per me, non vanno così male come sarebbe stato possibile, lo dobbiamo in parte a tutti quelli che vissero con fede una vita nascosta e riposano in tombe che nessuno visita
G. Eliot, pseudonimo di Marian Evans (1819-1880), Middlemarch

Gli alti gigli bianchi oscillavano appena nel chiaro di luna e impregnavano l'aria del loro profumo, come di una presenza. Rabbrividendo, con un gemito di paura, sfiorò appena i larghi petali pallidi che pareva si tendessero a bere il chiaro di luna. Posò la mano su una grande corolla bianca e l'oro di cui si macchiò le dita risaltò appena in quella luce d'argento. Si curvò allora sul calice colmo di polline. Ma non vide che un'ombra scura e il profumo, bevuto in una sorsata, le andò alla testa
D.H. Lawrence (1885-1930), Figli e amanti

Fare esattamente quello cui uno è interessato, seguire i propri interessi, ma seguirli molto profondamente. Un problema porterà ad un altro e allora probabilmente si troverà qualcosa. In un certo modo questo è il consiglio che mi venne dal mio insegnante, Otto Seel. Era solito dire qualcosa del genere: "Fa' quello che vuoi, ma fallo il più profondamente possibile". È questa la miglior via per gli studi umanistici
W. Burkert, in R.W. Cape, An interview with Walter Burkert

Ma tutto è divino e tutto è umano
Ippocrate, La malattia sacra 18, 2

Coloro che pensano di cambiare qualcosa nella vita degli altri vuol dire che hanno perso tempo prezioso per poterla cambiare per se stessi
F. Battiato (n. 1945)

Un'offesa alla femminilità immaginare una seduzione dove la ragazza non abbia assolutamente nessunissima colpa
S. Kierkegaard, Timore e tremore

Je t'aime, tu aimes un autre qui ne t'aime pas asi que nous passerons notre vie à aimer quelqu'un qui nous ne n'aime pas
Molière

Con una fronda di mirto giocava
ed una fresca rosa;
e la sua chioma
le ombrava lieve e gli omeri e le spalle
Archiloco, fr.193 West

Porta acqua, schiavo, porta vino,
portami ghirlande fiorite:
voglio scazzottarmi con Eros
Anacreonte, fr. 38 Gentili

MODESTIA. La modestia è la vile riuscita di chi si annulla ma solo un pochino e proprio così si mette in risalto
M. Sgalambro

Se non penserò all'amore, non sarò niente
P. Coelho

Tu infatti sei me e io sono te,
il tuo nome è il mio e il mio nome è il tuo:
io sono infatti la tua immagine
PLond 122

Io sono tutto ciò che è stato, è e sarà, e nessun mortale ha mai sollevato il mio velo
Iscrizione dell’Immagine velata di Sais

O tu che vuoi sapere la nostra storia, se ci vedessi non ci distingueresti.
Io sono Colui che amo e Colui che amo è me, siamo due spiriti che dimorano in un corpo.
Da quando siamo in stretta intimità, la gente ci cita ad esempio.
Se dunque vedi me, vedi Lui, e se vedi Lui, vedi noi
al-Hallaj (858-922), poeta arabo

Il principe che rifiuti di essere giudice dei suoi ministri insegna al popolo a considerarlo loro complice.
E. Gibbon, Decline and fall of the Roman Empire

E i venti e le onde sono sempre dalla parte dei navigatori più abili.
E. Gibbon, Decline and fall of the Roman Empire

Nel descrivere la caduta e il saccheggio delle grandi città lo storico è condannato a ripetere sempre le medesime sventure: le stesse passioni non possono che produrre gli stessi effetti.
E. Gibbon, Decline and fall of the Roman Empire

La fortuna [...] non risparmia né l’uomo né il più splendido prodotto delle sue fatiche e […] seppellisce imperi e città in una tomba comune.
E. Gibbon, Decline and fall of the Roman Empire

Le croyant, en croyant, influe sur ce qu’il croit
A. Roccati, La Magia in Egitto ai Tempi dei Faraoni

[Raccontò Behemoth] Ah, Messere, mia moglie – se solo l’avessi – avrebbe rischiato venti volte di rimanere vedova! Ma per fortuna, Messere, non sono sposato, e le dirò francamente che sono felice di non esserlo. Ah, Messere, com’è possibile rinunciare alla libertà dello scapolo in cambio di un giogo gravoso!...
M. Bulgakov, Il Maestro e Margherita

Ma tu da Santa Lucia quest’anno cosa vuoi?
Un bambino ad un altro bambino, il 2 agosto 2007 a Piario (Bg)

I ciliegi, le dalie, le creste di gallo
I girasoli, le margherite e i papaveri
Perché continuano a fiorire
Ancora e ancora
In questo mondo senza te?
Hara Masumi

Ah, trovo che la liturgia dovrebbe essere una cosa molto seria, fatta con criterio. Non puoi all'interno di una Messa mettere dei ragazzini che cantano in uno stile di serie C della musica leggera italiana più triviale, che trovo, tra le altre cose, la vera blasfemia. Cioè: tirare in ballo Cristo, Dio: "tu sei con noi", "tu sei di più", dicono delle cose incredibili... incredibili... calma! Parla così del tuo compagno di banco!
F. Battiato

Sta cambiando. È questo che ha di bello il tramonto, cambia in modo impercettibile davanti ai tuoi occhi.
Buon compleanno Mr. Grape

Sono bugie troppo grosse, troppo complicate e troppo collegate tra loro.
Fast Food Nation

Perché dobbiamo avere abbastanza memoria da ricordare fin nei minimi particolari quello che ci è capitato, e non ne abbiamo mai per ricordare quante volte lo abbiamo raccontato alla stessa persona?
La Rochefoucauld

Non voglio sentirmi intelligente guardando dei cretini, voglio sentirmi cretino guardando persone intelligenti. [Parlando del reality show L'Isola dei famosi]
(Franco Battiato, da Che tempo che fa, trasmissione di Rai3, 6 novembre 2004)

L'adrenalina di pur nobili emozioni non dovrebbe infiltrarsi nell'inchiostro dello scrittore di cose storiche
Walter Brandmüller, Scripta maneant, p. 221.

Non sono obbligato a difendermi dal primo imbecille
J-F. Champollion

Ho visto scorrermi nella mano nomi di anni di cui la storia aveva totalmente perduto il ricordo, nomi di dei che non hanno più altare da quindici secoli, e ho raccolto, respirando appena, timoroso di ridurlo in polvere, un piccolo pezzo di papiro, ultimo e unico rifugio della memoria di un re, che, quand'era in vita, si sentiva forse allo stretto nell'immenso Palazzo di Karnak!
J-F. Champollion

I Francesi ci hanno sempre odiato, ci odiano tuttora e spero ci odieranno sempre
Arthur Wellesley, Duca di Wellington

Il 2 giugno 1946 per suffragio di popolo a presidio di pubbliche libertà e a certezza di progresso civile fu proclamata la Repubblica Italiana
Epigrafe nel Senato della Repubblica

All that is essential for the triumph of evil is that good men do nothing
E. Burke

In this world nothing is certain but death and taxes
B. Franklin

domenica 7 agosto 2011

Family tree - SALVOLDI

Nel 2002 ha la residenza principale a Gandellino, ma vi sono novanta famiglie sparse in quarantatré comuni nelle province di Bergamo, Brescia, Milano, Torino, Cremona, Novara, Aosta, Roma e Siracusa in Italia. Altri sono in Svizzera e Francia.
Il nome proprio maschile Salvoldeo o Salvoldo, come patronimico - al caso genitivo Salvoldei o Salvoldi, cioè 'figlio di Salvoldeo/Salvoldo', è passato ad essere cognome circa la fine del XV secolo. Compare come nome proprio nel 1267 e nel 1340 e ancora nel 1439, 1446 e 1509.
I Registri di Stato d'Anime della Parrocchia di Gandellino conservano una ricostruzione di tutti i rami della famiglia Salvoldi dall'inizio del XVII secolo fino all'inizio del XIX.
È possibile che il nome proprio derivi dalla forma latina Saluus Deus, 'Salva Dio', sul tipo Amadio, Sperandio, Graziadio etc. oppure dal germanico *Salwa-waldaz, o, più arcaico e occidentale, *Salwo-waldaz, 'potente scuro': *salwa-z 'scuro', *walda-z 'potente, re'. In tre fasi: il composto *Salwo-waldaz (protogermanico occidentale)/*Salwa-waldaz (orientale) viene usato come nome (non ci sono altri esempi) presso le tribù al confine dell'Impero; all'epoca delle migrazioni dei popoli, viene introdotto nella Romania come *Salwawalds (gotico?) o *Saloald (longobardo); continua a essere usato nei regni romano-germanici e si fissa nella tradizione onomastica di alcune famiglie. Nella resa romanza sarebbe *Salwaldu (lat. Salualdus), poi (punto delicato) prende parte alla trasformazione fonetica lombarda (alpina) /a/ > /o/ quando seguito da /l/ + occlusiva (dentale?). Quindi: *Salvoldo. All'epoca della nascita dei cognomi, le famiglie nelle quali il nome Salvoldo era di uso tradizionale vengono identificate con "Salvoldi" come soprannome che diventa cognome.

Il 7 novembre 1340 (documento nell'Archivio di Gromo) arbitro del comune per definire i confini di un bosco sito in Val Sedornia fu tale Salvoldo de Bonvesinis di Ardesio e notaio dello stesso atto fu Salvoldo Ardesiense. Ma è facile riconoscere che qui non si tratta di cognomi bensì di nomi.
Sempre nel registro dell'Archivio Comunale di Gromo leggo: "9 ottobre 1439, Valgolio. Antonio del fu Giovanni de Negronibus di Novazza del Comune di Valgolio, console, Rogerio del fu Salvoldo de Cazagallis (qui Salvoldi non è cognome) canepario, Tadeo del fu Bono de Negronibus notaio, Ziliolo figlio di Bono de Negronibus, Petrobono de Cazagallis e Agnelo Zani de Negronibus credendari e gli uomini del suddetto comune di Valgolio, vendono a Giacomo e Simone del fu Betino de Acquilina di Colarete, del comune di Valgolio, una pezza di terra nella contrada di Colarete dichiarando di aver ricevuto il prezzo di lire 5 imperiali. Notaio Stefano del fu Gabriele de Robardis di Gromo".
Nell'anno 1267 dei Salvoldei furono soldati impegnati nell'assedio del borgo di Covo (e da questo assedio vittorioso Gromo ricevette il titolo di “borgo di Bergamo”). In questi anni il nome non è ancora passato ad essere cognome, però è patronimico.
Toninus Salvoldi Borandelli de Cazamalis console è citato come redattore in un atto del 14 gennaio 1442.
Leggiamo nello statuto del Comune di Gandellino (1446) che un certo "Iacomo q(uendam) Ottobello olim Salvoldo di Ripi" fu sindaco di Gandellino e sottoscrisse il suddetto Statuto del Comune. Sempre nell'archivio di Gromo: "13 luglio 1497, Gromo. Marchesino del fu Fachino Salvoldi de Salvoldis della Ripa del Comune di Gandellino, vende a Pietro del fu Franceschino detto Solferino di Gromo, una pezza di terra prativa e campiva, sita in Gandellino nella contrada de Ripis, nel luogo detto "supra Viam Seriole molendinorum", di due pertiche, dichiarando di aver ricevuto il prezzo di lire 100 imperiali. Lo stesso Pietro Solferino dà in locazione per 5 anni al suddetto Marchesino, venditore, la stessa pezza di terra, al fitto di una soma di frumento da consegnare alla casa del suddetto Franceschino alla fine del mese di Agosto di ogni anno. Notaio prete Giovanni Pietro del fu Antonio de Finimandis (originale, mm. 480x190. Pergamena in discreto stato di conservazione nonostante abbia lievi macchie di umidità)".
Ancora leggo: "12 novembre 1509, Contrada del Golio. Tonolo del fu Giovanni de Bonetis di Gromo, a suo nome e a quello del fratello Gioacchino rinuncia in favore di Paolo del fu Salvoldo console del Comune di Gandellino, dei sindaci e procuratori dello stesso Comune a tutte le sue proprietà, diritti e azioni sui boschi di Gandellino per lire 2000 imperiali che la Comunità si impegna a pagare in 5 anni, per lire 400 ogni anno e come garanzia delle quali vende ai suddetti fratelli tanti beni del Comune con patto di retrovendita. Notaio Giovanni Giacomo Bonicelli di Clusone (Originale membranaceo)".
E: "12 novembre 1509, Contrada di Golio. Pietro del fu Giacomo de Ripis, Bono de Robardis, sindaci del Comune di Gandellino vendono a Paolo del fu Salvoldo una pezza di terra prativa e campiva con una stalla sopra, in Gandellino, nel Prato Tezolle, di otto pertiche circa e al prezzo di lire 500 imperiali che saranno d adare per sciogliere i debiti della Comunità, con vincolo del compratore di avere l'onere di pagare ogni anno in perpetuo al Consorzio della Misericordia di Gandellino e alla Chiesa di S. Martino, soldi 15 imperiali. Notaio Michele de Robardis di Gromo (originale membranaceo)".
Sempre nello stesso archivio di Gromo leggo: "26 luglio 1572, Gromo. Benedetto del fu Bartolomeo de Salvoldis de La Ripa del Comune di Gandellino, investe Andriolo del fu Giovanni de Mascheris, di tutti i beni dotali della moglie Maria, che sono di lire 1120 imperiali. Notaio Evangelista del fu Pecino de Fugaziis di Clusone (Originale, mm. 640x170. Pergamena in discreto stato di conservazione)".
Nel 1620 notaio del Comune era Antonio di fu Carlo Salvoldi, il quale aggiunge dei fogli allo Statuto del Comune di Gandellino.
Nel 1844 i Salvoldi del ramo “Raisöla” si trasferiscono da Gandellino ad Ardesio.
Gli antichi avi da quel periodo in poi ebbero legami matrimoniali coi Filisetti, i Riccardi, i Cedroni, gli Zanoletti e gli Scandella. Circa la famiglia Fornoni sappiamo che un certo Giovanni Giacomo fu notaio nel 1516.

XIII-XV Secolo (Nome proprio)
Salvoldeo Martini de Martinis, Salvoldeo Zanole, Salvoldeo Zenoldi, Salvoldeo Buzelle (1267)

Salvoldo de Obertallis di Gandellino (ca. 1330)
Bruno (fl. 1380)

Salvoldo de Cazagallis (ca. 1414)
Rogerio (1439)

Salvoldo di Ripi (ca. 1356)
Ottobello (ca. 1381)
Giacomo (ca. 1406), Sindaco del Comune di Gandellino (1446)

XV-XVI secolo (Linea ipotetica)
Fachino Salvoldi de Salvoldis (ca. 1447)
Marchesino, suo figlio (fl. 1497)
Bartolomeo I (ca. 1522)
Benedetto, suo figlio (fl. 1572) – Maria
Carlo (ca. 1570)

XVII secolo (Linea storica)
Antonio (fl. 1620) – Giacoma Salvoldi
Bartolomeo II (1618-1702) – Domenica Cedroni (+1696)
Giovanni I (1665-1757) – Lucia Pasinetti (1672-1728)
Domenico I (1694-1770) – Francesca Franchina (1702-1772)
Domenico II (1727-?) – Elisabetta Zenoni
Bartolomeo III (1761-1817) – Teresa Cedroni
Domenico III (1797-1875) – Maria Giovanna Dordi (1803-1884)
Serafino (1837-?) 1.– (1859) Carmilia Zanoletti (1835-1872)
2.– (1873) Maria Filisetti (1842-1917)
Giosué Felice (1876-?) – Margherita Scandella (1879-?)
Giuseppe Giovanni II (1913-1985) – Gabriella Maria Fornoni (1916-1998)
Albert (1948) – Maria Venturina Fornoni (1953)
Daniele (1982) – Monica Samir Kamal Kamel Hanna (1983)