È straordinario Melody, migliaia di anni fa i popoli antichi, Egiziani, Romani, Maya, passeggiavano verso casa, proprio come noi, discutendo dove andare a cena o facendo solo chiacchiere: “Oh sai, mi sono comprato una grande casa sul Nilo con un soggiorno con vista sulla nuova piramide del faraone”, o “Il mio medico dice che le lingue di pavone fanno male al cuore”, o “Sono preoccupata: non riesco a mandare mio figlio a un asilo nido azteco davvero buono”, già, e che cavolo significa adesso? Zero, e loro credevano che fosse importante.

Il personaggio Boris in Basta che funzioni, W. Allen (2009)

domenica 7 agosto 2011

Family tree - SALVOLDI

Nel 2002 ha la residenza principale a Gandellino, ma vi sono novanta famiglie sparse in quarantatré comuni nelle province di Bergamo, Brescia, Milano, Torino, Cremona, Novara, Aosta, Roma e Siracusa in Italia. Altri sono in Svizzera e Francia.
Il nome proprio maschile Salvoldeo o Salvoldo, come patronimico - al caso genitivo Salvoldei o Salvoldi, cioè 'figlio di Salvoldeo/Salvoldo', è passato ad essere cognome circa la fine del XV secolo. Compare come nome proprio nel 1267 e nel 1340 e ancora nel 1439, 1446 e 1509.
I Registri di Stato d'Anime della Parrocchia di Gandellino conservano una ricostruzione di tutti i rami della famiglia Salvoldi dall'inizio del XVII secolo fino all'inizio del XIX.
È possibile che il nome proprio derivi dalla forma latina Saluus Deus, 'Salva Dio', sul tipo Amadio, Sperandio, Graziadio etc. oppure dal germanico *Salwa-waldaz, o, più arcaico e occidentale, *Salwo-waldaz, 'potente scuro': *salwa-z 'scuro', *walda-z 'potente, re'. In tre fasi: il composto *Salwo-waldaz (protogermanico occidentale)/*Salwa-waldaz (orientale) viene usato come nome (non ci sono altri esempi) presso le tribù al confine dell'Impero; all'epoca delle migrazioni dei popoli, viene introdotto nella Romania come *Salwawalds (gotico?) o *Saloald (longobardo); continua a essere usato nei regni romano-germanici e si fissa nella tradizione onomastica di alcune famiglie. Nella resa romanza sarebbe *Salwaldu (lat. Salualdus), poi (punto delicato) prende parte alla trasformazione fonetica lombarda (alpina) /a/ > /o/ quando seguito da /l/ + occlusiva (dentale?). Quindi: *Salvoldo. All'epoca della nascita dei cognomi, le famiglie nelle quali il nome Salvoldo era di uso tradizionale vengono identificate con "Salvoldi" come soprannome che diventa cognome.

Il 7 novembre 1340 (documento nell'Archivio di Gromo) arbitro del comune per definire i confini di un bosco sito in Val Sedornia fu tale Salvoldo de Bonvesinis di Ardesio e notaio dello stesso atto fu Salvoldo Ardesiense. Ma è facile riconoscere che qui non si tratta di cognomi bensì di nomi.
Sempre nel registro dell'Archivio Comunale di Gromo leggo: "9 ottobre 1439, Valgolio. Antonio del fu Giovanni de Negronibus di Novazza del Comune di Valgolio, console, Rogerio del fu Salvoldo de Cazagallis (qui Salvoldi non è cognome) canepario, Tadeo del fu Bono de Negronibus notaio, Ziliolo figlio di Bono de Negronibus, Petrobono de Cazagallis e Agnelo Zani de Negronibus credendari e gli uomini del suddetto comune di Valgolio, vendono a Giacomo e Simone del fu Betino de Acquilina di Colarete, del comune di Valgolio, una pezza di terra nella contrada di Colarete dichiarando di aver ricevuto il prezzo di lire 5 imperiali. Notaio Stefano del fu Gabriele de Robardis di Gromo".
Nell'anno 1267 dei Salvoldei furono soldati impegnati nell'assedio del borgo di Covo (e da questo assedio vittorioso Gromo ricevette il titolo di “borgo di Bergamo”). In questi anni il nome non è ancora passato ad essere cognome, però è patronimico.
Toninus Salvoldi Borandelli de Cazamalis console è citato come redattore in un atto del 14 gennaio 1442.
Leggiamo nello statuto del Comune di Gandellino (1446) che un certo "Iacomo q(uendam) Ottobello olim Salvoldo di Ripi" fu sindaco di Gandellino e sottoscrisse il suddetto Statuto del Comune. Sempre nell'archivio di Gromo: "13 luglio 1497, Gromo. Marchesino del fu Fachino Salvoldi de Salvoldis della Ripa del Comune di Gandellino, vende a Pietro del fu Franceschino detto Solferino di Gromo, una pezza di terra prativa e campiva, sita in Gandellino nella contrada de Ripis, nel luogo detto "supra Viam Seriole molendinorum", di due pertiche, dichiarando di aver ricevuto il prezzo di lire 100 imperiali. Lo stesso Pietro Solferino dà in locazione per 5 anni al suddetto Marchesino, venditore, la stessa pezza di terra, al fitto di una soma di frumento da consegnare alla casa del suddetto Franceschino alla fine del mese di Agosto di ogni anno. Notaio prete Giovanni Pietro del fu Antonio de Finimandis (originale, mm. 480x190. Pergamena in discreto stato di conservazione nonostante abbia lievi macchie di umidità)".
Ancora leggo: "12 novembre 1509, Contrada del Golio. Tonolo del fu Giovanni de Bonetis di Gromo, a suo nome e a quello del fratello Gioacchino rinuncia in favore di Paolo del fu Salvoldo console del Comune di Gandellino, dei sindaci e procuratori dello stesso Comune a tutte le sue proprietà, diritti e azioni sui boschi di Gandellino per lire 2000 imperiali che la Comunità si impegna a pagare in 5 anni, per lire 400 ogni anno e come garanzia delle quali vende ai suddetti fratelli tanti beni del Comune con patto di retrovendita. Notaio Giovanni Giacomo Bonicelli di Clusone (Originale membranaceo)".
E: "12 novembre 1509, Contrada di Golio. Pietro del fu Giacomo de Ripis, Bono de Robardis, sindaci del Comune di Gandellino vendono a Paolo del fu Salvoldo una pezza di terra prativa e campiva con una stalla sopra, in Gandellino, nel Prato Tezolle, di otto pertiche circa e al prezzo di lire 500 imperiali che saranno d adare per sciogliere i debiti della Comunità, con vincolo del compratore di avere l'onere di pagare ogni anno in perpetuo al Consorzio della Misericordia di Gandellino e alla Chiesa di S. Martino, soldi 15 imperiali. Notaio Michele de Robardis di Gromo (originale membranaceo)".
Sempre nello stesso archivio di Gromo leggo: "26 luglio 1572, Gromo. Benedetto del fu Bartolomeo de Salvoldis de La Ripa del Comune di Gandellino, investe Andriolo del fu Giovanni de Mascheris, di tutti i beni dotali della moglie Maria, che sono di lire 1120 imperiali. Notaio Evangelista del fu Pecino de Fugaziis di Clusone (Originale, mm. 640x170. Pergamena in discreto stato di conservazione)".
Nel 1620 notaio del Comune era Antonio di fu Carlo Salvoldi, il quale aggiunge dei fogli allo Statuto del Comune di Gandellino.
Nel 1844 i Salvoldi del ramo “Raisöla” si trasferiscono da Gandellino ad Ardesio.
Gli antichi avi da quel periodo in poi ebbero legami matrimoniali coi Filisetti, i Riccardi, i Cedroni, gli Zanoletti e gli Scandella. Circa la famiglia Fornoni sappiamo che un certo Giovanni Giacomo fu notaio nel 1516.

XIII-XV Secolo (Nome proprio)
Salvoldeo Martini de Martinis, Salvoldeo Zanole, Salvoldeo Zenoldi, Salvoldeo Buzelle (1267)

Salvoldo de Obertallis di Gandellino (ca. 1330)
Bruno (fl. 1380)

Salvoldo de Cazagallis (ca. 1414)
Rogerio (1439)

Salvoldo di Ripi (ca. 1356)
Ottobello (ca. 1381)
Giacomo (ca. 1406), Sindaco del Comune di Gandellino (1446)

XV-XVI secolo (Linea ipotetica)
Fachino Salvoldi de Salvoldis (ca. 1447)
Marchesino, suo figlio (fl. 1497)
Bartolomeo I (ca. 1522)
Benedetto, suo figlio (fl. 1572) – Maria
Carlo (ca. 1570)

XVII secolo (Linea storica)
Antonio (fl. 1620) – Giacoma Salvoldi
Bartolomeo II (1618-1702) – Domenica Cedroni (+1696)
Giovanni I (1665-1757) – Lucia Pasinetti (1672-1728)
Domenico I (1694-1770) – Francesca Franchina (1702-1772)
Domenico II (1727-?) – Elisabetta Zenoni
Bartolomeo III (1761-1817) – Teresa Cedroni
Domenico III (1797-1875) – Maria Giovanna Dordi (1803-1884)
Serafino (1837-?) 1.– (1859) Carmilia Zanoletti (1835-1872)
2.– (1873) Maria Filisetti (1842-1917)
Giosué Felice (1876-?) – Margherita Scandella (1879-?)
Giuseppe Giovanni II (1913-1985) – Gabriella Maria Fornoni (1916-1998)
Albert (1948) – Maria Venturina Fornoni (1953)
Daniele (1982) – Monica Samir Kamal Kamel Hanna (1983)

Nessun commento:

Posta un commento